Le Idf pubblicheranno un filmato sul 7 ottobre per contrastare le ripercussioni del documentario “Naza”
Le Forze di difesa d’Israele (Idf) hanno intenzione di pubblicare un filmato di 47 minuti sul massacro del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas, per contrastare le conseguenze del documentario israeliano “Naza”. Lo riferisce l’emittente israeliana “Channel 12”, secondo cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’apparato della difesa appoggiano il piano delle Idf e stanno valutando le modalità di pubblicazione del filmato. Il ministero degli Esteri israeliano starebbe considerando diverse opzioni, come la proiezione del filmato tramite le proprie ambasciate o la pubblicazione sui social media. Finora era stato mostrato solo in sessioni a porte chiuse. Il materiale è stato raccolto da registrazioni di chiamate, telecamere di sicurezza, bodycam dei miliziani di Hamas, dashcam delle vittime, account social del movimento islamista palestinese e delle vittime, video girati con cellulari da miliziani, vittime e soccorritori. Dopo gli attacchi dei miliziani di Hamas del 7 ottobre 2023 in Israele, le Idf hanno lanciato una vasta operazione militare nella Striscia di Gaza, in corso da quasi tre anni nonostante attualmente sia in vigore un accordo di tregua. “Naza” (acronimo ebraico di “danno collaterale”) è un film della durata di 80 minuti, diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor e premiato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, che documenta presunti crimini commessi da Israele nella Striscia di Gaza. Il documentario accusa in particolare le Idf di aver ucciso civili, nell’enclave palestinese, tramite attacchi assistiti dall’intelligenza artificiale (Ia). Una testimonianza nel film denuncia “un’uccisione di massa su scala industriale” a Gaza, descrivendo un sistema assistito dall’Ia che identificava gli obiettivi utilizzando dati raccolti da migliaia di telefoni cellulari violati. Israele respinge la premessa del film e afferma di aver adottato ogni misura possibile per evitare vittime civili, sostenendo che Hamas utilizza i civili di Gaza come scudi umani nelle aree densamente popolate, accusa che il gruppo islamista respinge. Dal canto loro, le Idf hanno “categoricamente” le accuse contenute nel documentario, criticando l’uso di testimonianze anonime, aggiungendo che le decisioni sulla selezione e l’approvazione degli attacchi sono state prese “esclusivamente da personale umano” e non dall’Ia.
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