Marocco: chilometri di rilievi sottomarini alti 20 metri scoperti al largo di Capo Spartel
Una serie di grandi rilievi sottomarini, lunghi diversi chilometri e con un’altezza che in alcuni punti supera i 20 metri, è stata identificata per la prima volta al largo di Capo Spartel, all’estremità nord-occidentale del Marocco, in prossimità dell’ingresso atlantico dello Stretto di Gibilterra. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica “Geomorphology”, riguarda un settore della piattaforma continentale marocchina situato a sud-ovest del promontorio di Spartel, nel golfo di Cadice. Lo studio, condotto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinato da Pascal Le Roy dell’Università della Bretagna Occidentale e comprendente studiosi francesi, spagnoli e marocchini, si basa su dati batimetrici ad alta risoluzione, profili sismici e campioni sedimentari. Le strutture, orientate prevalentemente in direzione nord-sud, si sviluppano lungo il margine esterno della piattaforma continentale e la sua scarpata, in un’area caratterizzata da condizioni oceanografiche particolarmente dinamiche. La ricerca è di particolare interesse perché i rilievi non erano stati documentati in precedenza. Le strutture principali si estendono per diversi chilometri e presentano un’altezza superiore ai 20 metri. Le indagini sismiche hanno inoltre permesso di individuare quattro generazioni di rilievi sovrapposti e successivamente sepolti dai sedimenti, indicando che la loro formazione non sarebbe riconducibile necessariamente a un unico episodio recente, ma potrebbe essere il risultato di processi sviluppatisi nel corso di differenti fasi della storia geologica della regione. Una delle interpretazioni considerate dagli studiosi è quella di grandi forme sedimentarie, analoghe a dune o dorsali sabbiose sottomarine. La morfologia delle strutture più recenti e la loro relazione spaziale con i modelli delle correnti marine sembrano infatti compatibili con l’azione di correnti in grado di trasportare e accumulare sedimenti sul margine della piattaforma. I ricercatori ipotizzano, in particolare, un possibile ruolo di un ramo delle acque centrali del Nord Atlantico diretto verso lo Stretto di Gibilterra. Non si tratterebbe comunque necessariamente di strutture formatesi nelle condizioni oceanografiche attuali. Un’altra possibilità, secondo gli esperti, è che alcune delle dorsali siano antiche formazioni sabbiose originate durante periodi nei quali il livello del mare era più basso, per poi essere preservate dai successivi cambiamenti del livello marino. L’evoluzione del margine continentale al largo di Spartel è infatti strettamente legata alle variazioni del livello degli oceani durante il Quaternario. La zona era già stata oggetto di studi geofisici precedenti. Ricerche condotte attraverso sonar a scansione laterale avevano documentato, più vicino alla costa, un mosaico di substrati rocciosi e strutture sedimentarie orientate secondo le principali direzioni delle correnti, indicando nei flussi di marea uno dei principali agenti responsabili della modellazione dei fondali a sud di Capo Spartel. Un’altra spiegazione presa in considerazione dagli autori è di natura biologica. I rilievi potrebbero infatti essere, almeno in parte, ciò che resta di strutture carbonatiche costruite nel tempo da coralli d’acqua fredda. Questi organismi possono creare accumuli sul fondale che, anche dopo la scomparsa delle colonie viventi, possono conservarsi per lunghi periodi grazie agli scheletri calcarei. L’ipotesi assume particolare rilievo alla luce delle precedenti ricerche condotte sui fondali atlantici marocchini. Uno studio del 2019 aveva individuato migliaia di monticelli riconducibili a costruzioni coralline in un’ampia area della piattaforma continentale marocchina, mostrando come la presenza di coralli d’acqua fredda abbia contribuito nel tempo alla formazione di rilievi persistenti sul fondale. Nel caso di Spartel, tuttavia, i dati disponibili non consentono di stabilire in modo definitivo l’origine delle strutture. Gli stessi autori sottolineano che lo studio ha carattere prevalentemente esplorativo e non dispone ancora di sufficienti dati diretti per determinare la composizione e l’origine dei rilievi. La morfologia suggerisce quindi un’origine sedimentaria per le formazioni più recenti, mentre la presenza di generazioni sepolte e conservate nel sottosuolo lascia aperta la possibilità di una componente corallina nella loro evoluzione a lungo termine. La scoperta assume interesse anche per la posizione geografica del sito. Capo Spartel si trova all’estremità occidentale dello Stretto di Gibilterra, dove le dinamiche dell’Atlantico interagiscono con quelle dello stretto e del golfo di Cadice. Il margine continentale marocchino è inoltre caratterizzato da una combinazione di correnti, variazioni del livello marino e processi sedimentari che hanno prodotto una morfologia complessa del fondale. Gli studi geologici condotti lungo la costa tra Capo Spartel e Capo Achakar avevano già evidenziato l’elevata complessità tettonica e geomorfologica dell’area, situata nel settore rifano e interessata da una lunga successione di trasformazioni marine e terrestri. La nuova mappatura amplia dunque la conoscenza del margine atlantico marocchino e, secondo i ricercatori, può fornire nuovi elementi per ricostruire l’evoluzione della piattaforma continentale e le variazioni delle condizioni oceanografiche nel corso del Quaternario. Per determinare con maggiore precisione l’origine delle dorsali saranno tuttavia necessarie ulteriori campagne, con campionamenti diretti e analisi geologiche dei materiali che compongono le strutture.
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