MIGRAZIONI, ALMENO 852 MORTI O DISPERSI SULLE ROTTE VERSO L’EUROPA IN TRE MESI
Almeno 852 persone sono morte o risultano disperse lungo le rotte migratorie verso l’Europa tra luglio e settembre 2026. Il dato emerge dall’ultimo bollettino dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, pubblicato oggi, che segnala anche persistenti criticità nella tutela dei diritti alle frontiere e nella protezione dei minori. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni riportati nel documento, il maggior numero di vittime si registra sulla rotta atlantica dall’Africa occidentale verso le isole Canarie, con 283 morti o dispersi. Seguono il Mediterraneo occidentale, con 229, quello orientale, con 199, e il Mediterraneo centrale, con 141. Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sugli eventi di Ceuta del 30 luglio, quando, secondo il ministro dell’Interno spagnolo, oltre 72 mila persone sarebbero entrate irregolarmente dal Marocco. Le notizie riportate dai media indicavano almeno 88 morti durante il tentativo di attraversamento a nuoto. L’Agenzia dell’Unione europea segnala possibili violazioni dei diritti fondamentali, comprese criticità nell’accoglienza e nella protezione dei minori. Secondo l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, che pubblica oggi il suo bollettino, nell’esame delle possibili violazioni dei diritti fondamentali restano aperte le questioni relative alla responsabilità per presunte violazioni alle frontiere. Tra il 2020 e il 2025, in 12 Stati membri sono state avviate almeno 322 indagini penali preliminari, ma soltanto nove si sono concluse con condanne. L’Agenzia evidenzia inoltre che l’attuazione dei meccanismi indipendenti di monitoraggio previsti dal Patto europeo su migrazione e asilo è ancora in corso: alla fine di settembre, 22 Stati membri avevano designato gli organismi competenti o avviato l’iter legislativo per istituirli. L’Italia figurava tra i Paesi che non avevano ancora completato questo passaggio. Il bollettino segnala infine differenze tra gli Stati membri nelle forme di sostegno garantite alle persone in fuga dall’Ucraina, comprese le condizioni di accesso a forme alternative di protezione.
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