Sudan: l’incertezza sul futuro del processo di pace dopo la svolta diplomatica degli Usa

Sep 27, 2026 - 00:05
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Sudan: l’incertezza sul futuro del processo di pace dopo la svolta diplomatica degli Usa

Il rifiuto degli Stati Uniti di concedere il visto al generale delle Forze armate sudanesi (Saf) e presidente del Consiglio sovrano, Abdel Fattah al Burhan, per recarsi a New York e partecipare alle riunioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, rappresenta un’escalation diplomatica senza precedenti nei confronti del Sudan e rappresenta un nuovo approccio dell’amministrazione Usa alla crisi sudanese. Secondo quanto riportato da diverse fonti, la decisione è legata a una proposta di cessate il fuoco sostenuta dagli Stati Uniti, alla quale Khartum si è opposta. Martedì 22 settembre il dipartimento di Stato Usa ha rilasciato una dichiarazione sul raggiungimento della pace in Sudan, affermando che né le Saf né le Forze di supporto rapido (Rsf) hanno assunto un impegno serio per una tregua immediata. Il dipartimento di Stato ha inoltre sottolineato l’impegno del presidente Donald Trump a porre fine alla guerra in Sudan. “Abbiamo ripetutamente chiesto alle due parti di accettare una tregua umanitaria, così come proposta e senza precondizioni, e di impegnarsi in un dialogo politico inclusivo che porti alla transizione verso un governo civile”, si legge nella dichiarazione. “Gli Stati Uniti e il presidente Trump sono pronti a collaborare con chiunque si dimostri un partner serio per la pace in Sudan. Nel frattempo, cercheremo di aumentare i costi del perdurare del conflitto per tutte le parti belligeranti e per le reti che alimentano lo scontro”, prosegue la nota. Mettendo in relazione tale dichiarazione con il rifiuto del visto ad Al Burhan, appare evidente che gli Usa hanno iniziato a esercitare pressioni per ottenere una tregua e un cessate il fuoco in Sudan. Mercoledì 23 settembre il ministro degli Esteri di Khartum ha respinto con fermezza la dichiarazione del dipartimento di Stato, ribadendo la propria sovranità nazionale e invitando gli Stati Uniti a interagire in modo costruttivo con il governo sudanese, in linea con le precedenti dichiarazioni in cui avevano affermato di rispettare il Sudan e la sua sovranità nazionale. Da parte loro, gli Emirati Arabi Uniti – accusati da più parti di sostenere le Rsf – hanno accolto con favore la dichiarazione degli Stati Uniti volta a realizzare la pace in Sudan, che propone una tregua incondizionata. Parallelamente, il “Quartetto” (Usa, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti) e il “Quintetto” (Nazioni Unite, Unione africana, Unione europea, Autorità intergovernativa per lo sviluppo) hanno tenuto il loro primo incontro congiunto a New York, definendo una tabella di marcia per la crisi sudanese e concordando su un più stretto coordinamento tra i percorsi politici e quelli legati alla sicurezza. Si è inoltre discusso della predisposizione di meccanismi per monitorare e verificare qualsiasi accordo raggiunto in Sudan, al fine di rafforzare la cooperazione operativa tra i due gruppi. L’incontro ha inoltre sottolineato la necessità di potenziare il coordinamento pratico tra le due piattaforme di mediazione e di sviluppare una tabella di marcia comune che colleghi l’azione umanitaria alla cessazione delle ostilità e al dialogo civile, oltre a intensificare le comunicazioni con le forze civili sudanesi in vista di un processo politico inclusivo. Nel frattempo l’Alleanza democratica civile delle Forze rivoluzionarie (Sumoud) – la principale coalizione politica dell’opposizione civile nel Sudan, guidata dall’ex premier Abdalla Hamdok – ha accolto con favore lo svolgimento dell’incontro congiunto tra “Quad” e “Quintetto”, considerandolo un’iniziativa internazionale e regionale volta a porre fine al conflitto nel Paese. Sumoud ha inoltre esortato a unire gli sforzi per instaurare la pace in Sudan, ribadendo che la fine della guerra rappresenta la condizione fondamentale per stabilire la legittimità del governo, proteggere le istituzioni statali, preservare l’unità del Sudan e garantirne la sovranità su tutto il territorio e le risorse. Resta da vedere se la pressione esercitata dagli Stati Uniti sulle due parti in conflitto riuscirà a portare a una tregua e a un cessate il fuoco o se, al contrario, i combattimenti proseguiranno.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.