Belgio, “Standaard”: falliscono i negoziati su bilancio, De Wever dal re per presentare le dimissioni
Il primo ministro belga Bart De Wever si è recato dal re Filippo per offrire le dimissioni del governo, dopo il fallimento dei negoziati sulla manovra finanziaria che dovrebbe consentire al Paese di realizzare un aggiustamento dei conti pubblici da 10 miliardi di euro entro il 2029. Lo riferisce il quotidiano “De Standaard”, citando una fonte attendibile, secondo cui il premier non è riuscito a trovare un compromesso tra i cinque partiti della coalizione di governo neppure durante la riunione del gabinetto ristretto iniziata ieri alle 21 e conclusasi poco dopo l’una di questa notte. Il principale ostacolo rimane la distribuzione degli interventi tra tagli alla spesa pubblica e nuove entrate fiscali, con posizioni contrapposte tra la Nuova alleanza fiamminga (N-Va) del premier e i liberali francofoni del Movimento riformatore (Mr), da una parte, e i socialisti fiamminghi di Vooruit e i centristi francofoni di Les Engagés, dall’altra. Questi ultimi chiedono un contributo maggiore da parte delle imprese e dei contribuenti più facoltosi per evitare che il risanamento dei conti ricada prevalentemente sui lavoratori, sui pensionati e sul sistema sanitario. Già prima dell’inizio dell’ultima riunione, Vooruit aveva giudicato “squilibrate” le proposte presentate dal premier. “Vogliamo un accordo che offra una qualche forma di tutela ai cittadini comuni, al nostro sistema sanitario e ai pensionati. Un accordo equo con un contributo chiaro e concreto da parte delle grandi aziende”, ha dichiarato il partito, aggiungendo che questa impostazione non trovava riscontro nelle misure sul tavolo. La trattativa si è progressivamente arenata sulle proposte fiscali e sui risparmi nella sanità. Il Mr ha respinto l’ipotesi di un aumento generalizzato dell’Iva, inizialmente considerata tra gli strumenti per incrementare le entrate. Il provvedimento è stato successivamente accantonato e sostituito da una proposta più limitata, basata sulla riclassificazione di alcuni prodotti nelle diverse aliquote Iva. Questa modifica ha tuttavia reso necessario individuare ulteriori risparmi, aumentando la pressione sui capitoli della spesa sanitaria. Vooruit e, in misura minore, Les Engagés hanno chiesto di compensare i tagli con un maggiore prelievo fiscale sui redditi e sui patrimoni più elevati. La settimana scorsa il presidente di Vooruit, Conner Rousseau, aveva indicato in 1,5 miliardi di euro l’obiettivo di entrate aggiuntive da ottenere attraverso il contributo dei contribuenti più abbienti, mentre De Wever aveva fissato il limite a un miliardo di euro nella propria proposta negoziale. Domenica Les Engagés ha avanzato ulteriori misure fiscali, tra cui un aumento dell’imposta sulle plusvalenze, provocando la dura reazione del MR, che le ha definite una “lista degli orrori fiscali”. Anche la N-Va si oppone a un ulteriore aggravio fiscale sulle imprese e sui contribuenti più facoltosi, soprattutto per le resistenze manifestate dalla propria base imprenditoriale. Secondo “De Standaard”, queste divergenze hanno impedito a De Wever di trovare un punto di equilibrio tra le richieste dei partner di coalizione. La decisione del premier di rivolgersi al sovrano rappresenta un passaggio particolarmente delicato per la tenuta dell’esecutivo, ma non comporta automaticamente la caduta del governo o la convocazione di elezioni anticipate. Il re potrebbe infatti sospendere ogni decisione sulle dimissioni e invitare De Wever a proseguire le consultazioni per verificare la possibilità di ricomporre la maggioranza. Una situazione simile si era verificata durante i negoziati di bilancio dello scorso anno, quando il premier si era recato a Palazzo senza tuttavia presentare le dimissioni, ottenendo ulteriori 50 giorni per raggiungere un’intesa. Questa volta, tuttavia, la crisi appare più grave anche perché De Wever aveva dichiarato nelle settimane precedenti che non avrebbe accettato di iniziare il 2027 ricorrendo nuovamente al sistema dei dodicesimi provvisori, che consente allo Stato di finanziare temporaneamente le spese sulla base di quote mensili del precedente bilancio, senza disporre di una nuova legge finanziaria pienamente approvata. Il mancato accordo entro la scadenza del 3 novembre rischia ora di rendere inevitabile proprio questa soluzione, ostacolando l’avvio di nuove misure e investimenti pubblici. Secondo il quotidiano, la prospettiva di un ulteriore rinvio rappresenta inoltre un segnale negativo per i mercati finanziari, già preoccupati per l’elevato deficit e il consistente debito pubblico belga. Resta incerto se la crisi sfocerà effettivamente nella caduta dell’esecutivo e in nuove elezioni. “Nessuno dei partiti al governo ha nulla da guadagnare” da un ritorno alle urne, ha dichiarato ieri sera al giornale uno dei negoziatori. “De Standaard” osserva tuttavia che le crisi politiche possono precipitare anche quando nessuna delle forze coinvolte considera conveniente una rottura, ricordando il precedente del governo guidato da Charles Michel, caduto nel 2018 a causa delle divergenze sul Patto globale delle Nazioni Unite sulle migrazioni.
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