Sud Sudan: violenze e colera al nord-est spingono migliaia di persone in fuga verso l’Etiopia

Nelle aree di confine tra Sud Sudan ed Etiopia una grave crisi umanitaria si sta sviluppando a causa dell’intensificarsi delle violenze, degli sfollamenti e della diffusione del colera. È l’allarme lanciato in una nota dall’organizzazione non governativa Medici senza Frontiere (Msf), che dall’inizio di marzo ha trattato oltre mille casi di colera e curato 160 feriti in Sud Sudan, mentre oltre il confine in Etiopia ha trattato 560 casi di colera e garantito accesso all’acqua pulita a circa 5 mila persone. Gli scontri tra forze governative e gruppi armati, scoppiati inizialmente nello stato dell’Alto Nilo in Sud Sudan, rischiano ora di estendersi ad altre parti del Paese, mentre migliaia di persone stanno attraversando il confine, verso la regione di Gambella in Etiopia, per fuggire dalle violenze. Dall’inizio di marzo circa 10 mila persone sfollate sono entrate in Etiopia, secondo le Nazioni Unite. “Abbiamo già visto come questa violenza abbia favorito la diffusione del colera in diverse aree ma l’intensificarsi del conflitto potrebbe spingere l’intero paese in una catastrofe umanitaria senza precedenti”, ha affermato Zakaria Mwatia, capomissione di Msf in Sud Sudan. “Chiediamo urgentemente a tutte le parti in conflitto di garantire la protezione dei civili, degli operatori sanitari e delle strutture mediche e di garantire l’accesso senza ostacoli all’assistenza umanitaria e medica, in linea con il diritto umanitario internazionale”, ha aggiunto.
Dall’anno scorso il Sud Sudan è alle prese con epidemie di colera in varie parti del Paese. L’ultima ondata, iniziata nello Stato dell’Alto Nilo, si sta ora diffondendo nel vicino stato di Jonglei, nell’area amministrativa di Greater Pibor e oltre confine nella regione di Gambella in Etiopia, dove le équipe di Msf stanno trattando i nuovi casi. Nello stato dell’Alto Nilo, Msf sta curando i feriti vittime delle violenze e supportando le strutture per il trattamento del colera nelle contee di Ulang, Malakal e Renk. Nello Stato di Jonglei, Msf sta operando a Lankien e ad Akobo, dove un’unità per il trattamento del colera da 100 posti letto allestita dall’Ong nell’ospedale della contea ha trattato oltre 300 pazienti in poco più di due settimane. Msf sta intervenendo anche nella città di Pibor, nell’area amministrativa della Grande Pibor. Dall’inizio di marzo l’Ong ha trattato in Sud Sudan oltre mille casi di colera e curato 160 feriti. Nella regione di Gambella in Etiopia, al confine con il Sud Sudan, dall’inizio di marzo Msf ha curato oltre 560 pazienti affetti da colera, in collaborazione con il ministero della Salute nel Centro di trattamento del colera e nelle unità a Mattar, Moan e Burbeiye con 100 posti letto. Msf gestisce inoltre attività per l’accesso ai servizi igienico-sanitari e all’acqua pulita per oltre 5 mila persone in diverse località, tramite punti di reidratazione orale e attività di sensibilizzazione comunitaria sul colera e la purificazione dell’acqua.
La situazione si sta rapidamente deteriorando mentre migliaia di persone in fuga dalle violenze in Sud Sudan stanno attraversando il confine in cerca di sicurezza in Etiopia. Nell’area di Wanthoa Woreda, a Burbeiye un nuovo campo sfollati è nato quasi dall’oggi al domani, con oltre 6.500 nuovi arrivi, prevalentemente donne, bambini e anziani che hanno viaggiato per giorni. “Le persone sfollate arrivano a Gambella con quel poco che riescono a trasportare”, ha afferma Joshua Eckley, capomissione di Msf in Etiopia. “Le nostre équipe stanno rispondendo all’epidemia di colera e fornendo assistenza a coloro che arrivano esausti e in pessime condizioni. I bisogni sono significativi e senza ulteriore supporto la situazione potrebbe peggiorare”, ha aggiunto. La crisi arriva in un momento in cui il Sud Sudan e l’Etiopia si trovano ad affrontare importanti riduzioni dei finanziamenti, compresi i recenti tagli dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (Usaid). Sebbene Msf non accetti finanziamenti dal governo degli Stati Uniti, i tagli all’assistenza umanitaria e sanitaria stanno riducendo gravemente la capacità di altre organizzazioni di rispondere a queste crisi.
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