INTELLIGENZA ARTIFICIALE E DIRITTO D’AUTORE: I CHATBOT POSSONO VIOLARE I DIRITTI DEGLI EDITORI
Il recupero e il riutilizzo in tempo reale di articoli giornalistici online da parte dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale possono, in determinate circostanze, violare i diritti degli editori. È quanto sostiene stamane l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Maciej Szpunar, nelle sue conclusioni sul primo caso riguardante l’intelligenza artificiale generativa arrivato davanti alla Corte. La controversia oppone l’operatore ungherese Like Company a Google, in relazione all’utilizzo di articoli pubblicati sui portali del gruppo attraverso il chatbot Gemini. Secondo l’avvocato generale, il semplice utilizzo dei fatti contenuti negli articoli non costituisce una violazione, perché la tutela riguarda la forma espressiva dei contenuti e non le notizie in quanto tali. La violazione può invece configurarsi quando il chatbot accede agli articoli eludendo misure di protezione, come i sistemi a pagamento, e riproduce nelle proprie risposte parti riconoscibili della pubblicazione originale, al punto da rendere superfluo per l'utente consultare la fonte giornalistica. La responsabilità può ricadere sul fornitore del chatbot quando tale utilizzo rientra nella sua strategia commerciale o quando non adotta misure efficaci per impedirlo.
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