MANDATO D’ARRESTO EUROPEO: LA SPROPORZIONE DELLA PENA NON GIUSTIFICA AUTOMATICAMENTE IL RIFIUTO DI CONSEGNA

Nov 3, 2026 - 12:23
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MANDATO D’ARRESTO EUROPEO: LA SPROPORZIONE DELLA PENA NON GIUSTIFICA AUTOMATICAMENTE IL RIFIUTO DI CONSEGNA

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito questa mattina che una pena ritenuta sproporzionata rispetto alla gravità del reato non costituisce, da sola, un motivo sufficiente per rifiutare l’esecuzione di un mandato d’arresto europeo. La vicenda riguarda un uomo condannato in Romania a sette anni di reclusione per aver importato tre grammi di cannabis e quattro pasticche di MDMA. L'interessato si è opposto alla consegna alle autorità rumene, sostenendo che la pena fosse eccessiva, anche perché le sostanze erano destinate al consumo personale e non allo spaccio. Nei Paesi Bassi, per un reato analogo, sarebbe stata prevista una pena molto più lieve. La Corte ha innanzitutto ricordato che il sistema del mandato d'arresto europeo si fonda sulla fiducia reciproca tra gli Stati membri e che il rifiuto della consegna è ammesso soltanto in circostanze eccezionali, quando esiste un rischio concreto di violazione dei diritti fondamentali e che questo rischio deve essere verificato attraverso due passaggi: occorre innanzitutto accertare l'esistenza di carenze sistemiche o generalizzate nello Stato che ha emesso il mandato e, successivamente, verificare se la persona interessata sia concretamente esposta a una violazione dei propri diritti. Il rifiuto, secondo i giudici UE, può essere giustificato soltanto in presenza di violazioni manifeste e gravi del principio di proporzionalità, per esempio quando la legge impone pene assimilabili a trattamenti inumani o degradanti oppure impedisce al giudice di valutare le circostanze individuali. Nel caso esaminato, la Corte non ha riscontrato carenze di questo tipo nella legislazione rumena.

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Filippo Giuffrida Ha cominciato la sua carriera giornalistica nel 1982, come giornalista presso Radio Riviera Tre. Dal 1989 collabora con Radio One e con l'agenzia stampa Hi News. Nel 1994 si è trasferito a Bruxelles come corrispondente per l'agenzia L’Altra News. Nel 2003 ha fondato l'agenzia stampa DSPRESS ed è stato nominato Redattore capo della rivista L'Incontro, nel 2010 ha assunto la direzione del periodico mensile La Lettre B. Direttore dell'Istituto Europeo di Studi Giuridici e di Comunicazione, dal febbraio 2019 è il corrispondente da Bruxelles dell'agenzia giornalistica 9 Colonne, diretta da Paolo Pagliaro. Membro fondatore di ITACA, è il direttore di RadioCom.tv, la prima web-radio in lingua italiana destinata alle comunità italiane all'estero, un progetto sostenuto dal Ministero degli Esteri. Nel 2013 ha vinto il Michel Vanderborght Award nella categoria giornalismo e nel 2020 ha vinto il Radnoty Award nella categoria giornalismo. È uno degli autori del libro "Lettere dall'Europa" e degli editorialisti del periodico quindicinale Patria Indipendente. Filippo Giuffrida è il pronipote dello scrittore e giornalista Leonida Rèpaci e del giornalista e politico Ottavio Pastore, che fu il primo direttore de l'Unità. Ex Presidente del Comitato Provinciale dell'ANPI del Belgio, è il Vicepresidente della FIR, Federazione Internazionale dei Resistenti.