CNA Imperia: «La guerra in Iran presenta all’Italia un conto energetico da quasi 12 miliardi. Per il Ponente ligure è una nuova tassa su imprese, mobilità e turismo»

Ago 24, 2026 - 10:44
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CNA Imperia: «La guerra in Iran presenta all’Italia un conto energetico da quasi 12 miliardi. Per il Ponente ligure è una  nuova tassa su imprese, mobilità e turismo»

Quasi 12 miliardi di euro in appena sei mesi. È il conto energetico che la guerra in Iran presenta all’Italia secondo le stime elaborate da CNA. Tra il 1° marzo e il 31 agosto, il maggiore esborso sostenuto per carburanti, energia elettrica e gas si attesta complessivamente intorno agli 11,8 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti all’esplosione della crisi. CNA Imperia riprende con forza l’allarme lanciato a livello nazionale: si tratta di una vera e propria tassa energetica straordinaria che colpisce famiglie e imprese e che rischia di produrre conseguenze particolarmente pesanti in un territorio come quello della provincia di Imperia. Oltre la metà del maggiore costo è riconducibile alla mobilità. CNA stima infatti in circa 5,8 miliardi di euro l’incremento della spesa per benzina e gasolio nel semestre. I dati di luglio confermano una forte domanda di benzina, arrivata a 900mila tonnellate: il livello più elevato degli ultimi sedici anni e il 3,1% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Il gasolio per autotrazione registra invece una flessione dell’8,4%. Nello stesso mese, i prezzi medi si sono attestati a 1,908 euro al litro per la benzina e a 2,027 euro per il gasolio. La diminuzione dei consumi di gasolio ha quindi attenuato il conto, ma non è riuscita a compensare l’aumento dei prezzi. La sola componente dei carburanti rappresenta circa la metà dell’intero extracosto energetico stimato da CNA. «Per la provincia di Imperia – dichiara il segretario di CNA Imperia, Luciano Vazzano – il caro carburanti non è un problema marginale, ma un moltiplicatore di costi. Siamo un territorio lungo e stretto, caratterizzato da collegamenti complessi, da un entroterra diffuso e da imprese che devono spostare quotidianamente persone, merci, attrezzature e prodotti. Ogni aumento alla pompa entra direttamente nei bilanci di autotrasportatori, artigiani, manutentori, installatori, imprese edili, attività commerciali e servizi alla persona». Le conseguenze si estendono all’intera economia provinciale. L’aumento dei costi di trasporto penalizza le produzioni dell’entroterra e le piccole attività che servono i centri più distanti dalla costa; incide sugli approvvigionamenti di negozi, ristoranti e strutture ricettive; riduce i margini delle imprese e rende più costosi gli spostamenti anche per lavoratori, residenti e turisti. «Nel Ponente ligure – prosegue Vazzano – l’automobile e i mezzi commerciali restano spesso una necessità, non una scelta. Se raggiungere le nostre località, trasportare una merce o effettuare un intervento diventa più caro, a pagare il conto è tutta la filiera territoriale. E in una provincia che vive di turismo, commercio, artigianato e piccole produzioni di qualità, anche la competitività delle nostre destinazioni rischia di essere indebolita». Particolarmente pesante è anche la bolletta elettrica. CNA stima per il semestre un maggiore esborso nell’ordine di 3,7-3,8 miliardi di euro. Lo shock dei prezzi, peraltro, non è stato accompagnato da una contrazione della domanda: a luglio il fabbisogno elettrico italiano ha raggiunto il massimo storico per il mese, con 32,5 TWh, in aumento dell’8,3% rispetto a luglio 2025. Le quotazioni del mercato elettrico hanno continuato a mostrare valori molto elevati anche nella seconda parte di agosto. Per il sistema produttivo imperiese, la crescita del costo dell’elettricità investe direttamente laboratori artigiani, panifici, pasticcerie, gelaterie, lavanderie, acconciatori ed estetiste, officine, attività alimentari, strutture ricettive e pubblici esercizi. Sono imprese nelle quali il consumo energetico è spesso indispensabile e difficilmente comprimibile senza ridurre l’attività o compromettere la qualità del servizio. «Non si può chiedere a un panificio di spegnere il forno, a una gelateria di rinunciare alla refrigerazione, a un’officina di fermare i macchinari o a un albergo e a un ristorante di non garantire comfort e servizi – sottolinea Vazzano –. Dietro ogni bolletta non c’è un consumo superfluo, ma il lavoro quotidiano di un’impresa. E quando gli aumenti non possono essere trasferiti sui prezzi, perché si rischierebbe di perdere clienti, vengono assorbiti direttamente dai già ridotti margini aziendali». A completare il conto è il gas consumato direttamente da famiglie e imprese, per il quale CNA stima un maggiore costo compreso tra 2 e 2,2 miliardi di euro. Per attenuare gli effetti dello shock sono stati mobilitati oltre 2,3 miliardi di euro attraverso riduzioni delle accise, crediti d’imposta e altre misure pubbliche. Interventi importanti, ma non ancora sufficienti a neutralizzare un aumento di questa portata. Le piccole imprese sono tra i soggetti più esposti: hanno minori possibilità rispetto alle aziende di grandi dimensioni di proteggersi dalle oscillazioni dei mercati energetici, una capacità contrattuale più limitata negli acquisti e maggiori difficoltà nel trasferire gli incrementi dei costi sui prezzi finali. «Le nostre imprese hanno già dimostrato una straordinaria capacità di resistenza – conclude il segretario di CNA Imperia – ma non possono diventare il terminale economico di ogni crisi internazionale. Servono interventi rapidi e selettivi, crediti d’imposta realmente accessibili anche alle micro e piccole imprese, un monitoraggio rigoroso dei prezzi per impedire fenomeni speculativi e misure strutturali che favoriscano l’autoproduzione e l’efficienza energetica». «Quasi 12 miliardi in sei mesi non sono una semplice oscillazione del mercato: sono un macigno sull’economia italiana. Bisogna evitare che la crisi geopolitica si trasformi in un nuovo freno agli investimenti, alla competitività e all’occupazione. Difendere le piccole imprese significa proteggere il lavoro, i servizi e la vitalità economica di tutto il nostro territorio».

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.