Congo-Kinshasa: Hrw denuncia esecuzioni e reclutamento forzato da parte del Ruanda e dei ribelli M23
Le forze militari ruandesi e il gruppo armato ribelle congolese Movimento 23 marzo (M23) hanno condotto una campagna di reclutamento forzato e detenzione abusiva di migliaia di combattenti e civili catturati nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) orientale. Lo ha denunciato l’organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw) in un rapporto pubblicato oggi, 10 giugno. Il rapporto di 78 pagine documenta arresti e retate su larga scala nelle province del Nord e del Sud Kivu, nella parte orientale del Congo, nonché gravi abusi contro i detenuti nei campi di addestramento di Rumangabo e Tshanzu, nel Nord Kivu, tra la metà del 2024 e il dicembre 2025. Secondo Hrw, i combattenti dell’M23, supportati da personale militare ruandese, hanno commesso omicidi, torture, punizioni corporali e hanno utilizzato lavori forzati e bambini soldato, in quelli che si configurano come crimini di guerra e che dovrebbero essere indagati come possibili crimini contro l’umanità. “L’M23, sostenuto dal Ruanda, gestisce i cosiddetti campi di addestramento nel Congo orientale, dove le reclute hanno subito abusi e torture, a volte con conseguenze mortali”, ha dichiarato Clementine de Montjoye, ricercatrice senior per la regione dei Grandi laghi presso Human Rights Watch. “Gli organismi regionali e i governi partner dovrebbero fare pressione sulle autorità ruandesi affinché pongano fine a questi gravi abusi e sostengano l’accertamento delle responsabilità dei colpevoli”, ha aggiunto. Human Rights Watch ha intervistato 102 ex detenuti fuggiti dai campi di Rumangabo e Tshanzu, impiegati con l’M23 o successivamente arresisi all’esercito congolese, testimoni di abusi, nonché fonti delle Nazioni Unite, dell’M23, militari, dei servizi segreti, dei media e diplomatiche. I ricercatori hanno intervistato gli ex detenuti di persona in Uganda e in diverse città del Congo, e telefonicamente nelle aree controllate dall’M23. Il rapporto si basa anche su video e fotografie geolocalizzati e verificati, immagini satellitari dei campi di Rumangabo e Tshanzu e ricostruzioni 3D per stimare il numero di persone caricate sui camion. Secondo quanto rilevato da Hrw, dal 2024 l’M23 ha condotto campagne di reclutamento forzato sia tra i civili che tra i combattenti catturati. Dopo che il gruppo armato ha conquistato ampie porzioni di territorio e importanti città orientali nel 2025, queste attività si sono intensificate nelle aree sotto il suo controllo. Migliaia di soldati congolesi, miliziani del Wazalendo alleati con le forze nazionali, poliziotti e civili, compresi bambini anche di soli 12 anni, sono stati reclutati, a volte volontariamente, ma spesso con la forza. I combattenti dell’M23 hanno allestito imboscate e posti di blocco sulle strade, arrestato persone in ospedali, chiese e scuole e convocato i residenti con falsi pretesti o minacce prima di trasportarli su camion nei due campi. Nei campi le persone venivano picchiate e non avevano accesso a cibo, acqua, medicine e assistenza sanitaria a sufficienza. Ex detenuti hanno descritto esecuzioni sommarie e pestaggi ai danni di chi tentava di fuggire dai centri di addestramento o di chi beveva acqua, mangiava o espletava i propri bisogni fisiologici senza permesso. L’M23, prosegue il rapporto, teneva i bambini nel campo di Tshanzu per addestrarli e costringerli al lavoro forzato, selezionandone alcuni per il servizio di guardia e per picchiare gli altri detenuti. Il numero totale delle vittime nei campi potrebbe essere determinato solo se tutte le fosse comuni venissero ritrovate e scavate, ma gli ex detenuti hanno indicato che centinaia, forse di più, sono morte a causa delle dure condizioni, delle percosse e delle esecuzioni in entrambi i campi nel corso del 2025. Gli ex detenuti hanno identificato i soldati ruandesi durante le retate e tra gli istruttori e i comandanti nei campi a causa delle loro uniformi, dell’equipaggiamento, dell’accento e dell’incapacità di parlare francese o swahili – lingue non molto diffuse in Ruanda – nelle conversazioni con i detenuti. Fonti militari, di intelligence e delle Nazioni Unite hanno confermato il coinvolgimento delle forze ruandesi. La presenza militare estesa del Ruanda e il suo impatto sulle operazioni dell’M23 nel Congo orientale, secondo Hrw, dimostrano che le forze ruandesi esercitano un controllo effettivo sull’area, soddisfacendo la soglia legale per l’occupazione bellica ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del diritto umanitario internazionale. Le autorità ruandesi potrebbero essere ritenute penalmente responsabili per le azioni delle forze dell’M23 nei centri di addestramento, afferma l’Ong. “Il governo ruandese e i funzionari dell’M23 hanno a lungo negato, senza però mai indagare, le accuse di abusi. Altri gruppi armati in Congo, tra cui alcuni sostenuti dal Ruanda , si sono resi responsabili di reclutamento forzato e utilizzo di bambini soldato nella parte orientale del Paese. Nel corso degli anni né il Congo né il Ruanda hanno intrapreso azioni serie in merito a questi gravi crimini”, ha affermato Human Rights Watch, che nel maggio scorso ha condotto interviste telefoniche e visitato il carcere di Makala a Kinshasa, la capitale, dove sono detenuti decine di civili reclutati con la forza dall’M23 e successivamente consegnatisi alle forze congolesi. Trentaquattro detenuti, tra cui quattordici bambini, hanno affermato di essere stati trattenuti e interrogati dai servizi segreti militari congolesi per diversi giorni o addirittura un mese dopo la loro resa, prima di essere trasferiti a Makala. I partner internazionali del Ruanda, tra cui le Nazioni Unite, l’Unione africana, l’Unione europea e i suoi Stati membri, nonché gli Stati Uniti, dovrebbero affrontare pubblicamente i cicli di abusi e impunità che da tempo caratterizzano il Ruanda nel Congo orientale e rivedere i programmi di assistenza militare e cooperazione con il Ruanda per garantire che non alimentino ulteriori gravi violazioni, afferma Hrw. Dovrebbero promuovere la responsabilizzazione, anche imponendo ulteriori sanzioni mirate contro i comandanti e i funzionari dell’M23 e del Ruanda responsabili degli abusi e sostenendo gli sforzi nazionali e internazionali a favore della giustizia. Secondo i ricercatori, le autorità giudiziarie congolesi dovrebbero cercare di preservare le prove dei crimini commessi a Rumangabo e Tshanzu e avviare procedimenti penali appropriati. Nell’ambito della sua inchiesta in corso nel Congo orientale, l’Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) dovrebbe indagare sulle presunte violazioni dei diritti umani, crimini di guerra e contro l’umanità commessi dalle forze ruandesi e dall’M23 nel contesto di campagne di reclutamento forzato e della detenzione di reclute nei loro campi di addestramento. “Il reclutamento forzato di civili, compresi i bambini, fa parte di un ciclo di abusi che dura da decenni nel Congo orientale”, ha affermato de Montjoye. “I governi interessati devono dimostrare che le atrocità commesse dal Ruanda e dall’M23 nei loro campi di addestramento richiedono un intervento urgente per fermarle e dimostrare che nessuno è al di fuori della portata della giustizia”, ha concluso.
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