Da Cannes al carcere: tribunale di Teheran conferma reclusione per il regista iraniano Panahi
L’avvocato Mostafa Nili ha reso noto domenica che la sezione 26 del Tribunale rivoluzionario islamico di Teheran ha confermato la condanna del regista Jafar Panahi. Nili lo ha dichiarato in un'intervista al media iraniano Emtedad. «In base alla sentenza di primo grado, Panahi è stato condannato a un anno di reclusione effettiva con l'accusa di attività di propaganda contro il sistema della Repubblica islamica dell'Iran. Per lui sono stati inoltre disposti il divieto di espatrio per due anni e il divieto di aderire a gruppi e formazioni politiche e sociali», ha precisato il legale. Tra le ragioni della condanna del cineasta, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes lo scorso anno, figurano la realizzazione di un film «clandestino e problematico contro l'establishment», il sostegno ai prigionieri politici e per motivi di sicurezza, il sostegno alle proteste popolari contro il governo, il sostegno allo slogan «Donna, vita, libertà», la firma e la diffusione di un comunicato sullo sciopero dei camionisti, una «rappresentazione fosca» della situazione del Paese e la ripubblicazione di un videoclip in cui viene cantato in coro l'inno «Ey Iran», in segno di protesta contro l'emanazione e l'esecuzione delle condanne a morte. L'avvocato di Panahi ha precisato che la sentenza può essere impugnata entro venti giorni dalla notifica davanti alla Corte d'appello della provincia di Teheran.
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