Delitto del trapano, chiesto 30 anni di reclusione per Verduci
Un'ombra lunga tre decenni sembra finalmente trovare una risposta nelle aule di giustizia. La Procura di Genova ha chiesto una condanna a trent'anni di reclusione per Fortunato Verduci, il carrozziere di 66 anni accusato dell'omicidio di Luigia Borrelli. È l'atto centrale del processo con rito abbreviato per uno dei casi di cronaca nera più spietati e complessi della storia recente genovese, passato alle cronache come il "delitto del trapano". I fatti risalgono al lontano 1995. Nel cuore del centro storico cittadino, in un basso di vico Indoratori, venne massacrata Luigia Borrelli: infermiera di giorno per sostenere la famiglia e prostituta di notte, spinta dai bisogni economici. La donna fu colpita con una violenza inaudita e infine finita con un trapano. Per trent'anni il caso è rimasto un mistero irrisolto, archiviato e riaperto più volte senza mai trovare una svolta definitiva, fino a due anni fa. L'impulso decisivo alle indagini è arrivato dalla genetica forense. Un'ulteriore e sofisticata analisi del DNA ha permesso di estrarre un profilo genetico da una vecchia macchia di sangue rimasta sulla scena del crimine. L'incrocio delle banche dati ha rilevato una compatibilità stringente con quello di un uomo recluso nel carcere di Brescia, rivelatosi poi un lontano parente dell'imputato. Da lì, gli investigatori della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza sono risaliti direttamente a Verduci. Secondo la ricostruzione della PM Patrizia Petruzziello, al termine di una requisitoria durata circa cinque ore, il movente sarebbe legato a una profonda dipendenza dal gioco d'azzardo. Verduci, sommerso dai debiti da ludopatia, avrebbe aggredito la donna per rapinarla. Per l'accusa non ci sono dubbi: le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi giustificano la pesante richiesta penale, a cui si aggiunge un anno e quattro mesi per l'accusa di autoriciclaggio. Mentre l'avvocata di parte civile Rachele De Stefanis ha ricordato il dramma della figlia della vittima, rimasta sola a soli 19 anni, la difesa si prepara a dare battaglia. L'imputato, che attende il giudizio da uomo libero poiché i giudici hanno ritenuto insussistenti le esigenze cautelari per il troppo tempo trascorso, affronterà l'arringa dei propri legali il prossimo 25 settembre. La sentenza finale è attesa per il 28 ottobre, giorno in cui si capirà se questo doloroso cold case vedrà finalmente scritta la parola fine.
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