Disastro di Pioltello, 'la gestione della sicurezza Rfi fu corretta'

Ago 27, 2025 - 00:44
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Disastro di Pioltello, 'la gestione della sicurezza Rfi fu corretta'

Il processo non ha "consentito di accertare, al di là di ogni dubbio ragionevole, le ipotizzate carenze nel sistema di gestione della sicurezza ferroviaria imputate" all'amministratore delegato "alla luce del suo ruolo e delle sue prerogative all'interno di Rfi". Lo scrive il Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza del 25 febbraio sul disastro ferroviario di Pioltello del 2018, che causò tre morti e oltre 100 feriti. Verdetto con cui sono stati assolti 8 imputati tra vertici e dirigenti di Rete ferroviaria italiana, tra cui l'ex ad Maurizio Gentile e la società. Condannato solo l'ex responsabile dell'Unità manutentiva. Nelle quasi 340 pagine di motivazioni i giudici della quinta penale (Canevini-Messina-Papagno), dando atto della "incontestata ricostruzione della dinamica" dell'incidente, "riconducibile esclusivamente alla rottura" del giunto "ammalorato" nel cosiddetto "punto zero", spiegano che la "difettosità" di quel giunto "era stata tempestivamente rilevata dagli operatori della manutenzione". E questo "aspetto, a ben vedere - si legge - comporta già l'irrilevanza di tutte le contestazioni addebitate a Gentile" in relazione alla "politica di gestione della sicurezza in Rfi condotta nella qualità di amministratore delegato". I vertici e i dirigenti di Rfi sono stati tutti assolti per "non aver commesso il fatto" dalle accuse di disastro ferroviario colposo e omicidio e lesioni colpose per l'incidente che causò tre 3 morti e con 200 persone rimaste ferite o con traumi psicologici. Per i giudici - come era già stato scritto in un comunicato della presidenza del Tribunale del 25 febbraio e che anticipava le motivazioni - l'ex ad e gli altri manager non potevano sapere di quel giunto in pessime condizioni. E non ci sono prove che da parte loro ci siano state "condotte commissive o omissive" per gli "effettivi flussi informativi" di cui disponevano su quel giunto e sulla "inadeguatezza della manutenzione". La "colposa sottovalutazione del rischio, a lui noto, di rottura del giunto" è stata addebitata dai giudici soltanto a Marco Albanesi, ex capo dell'Unità manutentiva, condannato a 5 anni e 3 mesi. I pm Leonardo Lesti e Maura Ripamonti, con l'aggiunta Tiziana Siciliano, chiedevano invece altre cinque condanne, tra cui quella di Gentile e della stessa Rfi, e pene fino a 8 anni e 4 mesi. La Procura potrà ricorrere in appello. Le politiche sulla "manutenzione", che avrebbero dovuto riguardare anche quel giunto, sopra il quale si staccò un pezzo di rotaia facendo deragliare il treno, "sono scelte riconducibili", come scritto dai pm in una memoria nel processo, "alla cosiddetta Alta Direzione della società, attribuibili direttamente ai suoi vertici". I giudici nelle motivazioni analizzano le singole posizioni degli imputati e parlano in generale della "adeguatezza, in concreto del modello di gestione attuato in Rfi all'epoca dei fatti".

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.