Guinea-Bissau: il presidente Embaló deposto dai militari, sullo sfondo l’ombra del narcotraffico
Resta estremamente confusa la situazione in Guinea-Bissau, dove ieri un gruppo di militari ha rivendicato la presa del potere e ha annunciato l’estromissione del presidente in carica Umaro Sissoco Embaló. Questi ha denunciato il proprio arresto insieme a quello del ministro dell’Interno, Botché Candé, e dei più alti vertici militari del Paese: il capo di Stato maggiore delle Forze armate Biague Na Ntan ed il suo vice, Mamadou Touré. Oltre a loro, sono stati arrestati anche l’ex primo ministro Domingos Simoes Pereira, escluso dalle elezioni generali dello scorso 23 novembre, e il candidato indipendente da lui sostenuto, Fernando Dias da Costa. La motivazione ufficiale fornita dai golpisti è di aver agito per sventare un presunto complotto che aveva il sostegno di un non meglio precisato “signore della droga” per destabilizzare il Paese. Un fatto plausibile, visto che il Paese – situato tra il Senegal e la Guinea – è noto per essere un noto snodo internazionale del narcotraffico. Il susseguirsi degli eventi, e la concomitanza con l’imminente pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, ha tuttavia alimentato speculazioni circa un presunto “auto-golpe” orchestrato dallo stesso Embaló, nel tentativo di scongiurare una possibile proclamazione della vittoria dello sfidante Dias da Costa. Speculazioni che al momento non possono trovare conferma, ma che la dicono lunga sull’incertezza che si respira in un Paese già in passato alle prese con numerosi tentativi di colpi di Stato, e dove l’influenza dell’esercito è stata notevole fin dall’indipendenza dal Portogallo, avvenuta nel 1974. Tutto ha inizio nel primo pomeriggio di ieri, mercoledì 26 novembre, quando un gruppo di ufficiali che si autodefinisce Alto comando militare per il ristabilimento dell’ordine ha affermato in un comunicato video di aver preso il controllo del Paese “fino a nuovo avviso”. La dichiarazione è stata letta presso il quartier generale delle forze armate da Denis N’Canha, capo della Casa reale militare presso il palazzo presidenziale. Nella dichiarazione i militari hanno annunciato la sospensione del processo elettorale in corso, l’annullamento dei risultati delle elezioni generali –inizialmente attesi per oggi – e la sospensione dei programmi sui media. Annunciata anche la creazione di un Alto comando militare per il ripristino della sicurezza nazionale, la chiusura delle frontiere aeree e terrestri ed un coprifuoco a livello nazionale dalle 19 alle sei del mattino, ora locale. Nelle stesse ore il presidente in carica Embaló, candidato per un secondo mandato alle elezioni di domenica scorsa, ha contattato personalmente la redazione della rivista francese “Jeune Afrique” riferendo di essere stato arrestato nel suo ufficio all’interno del palazzo presidenziale intorno a mezzogiorno (le 13 in Italia). Embaló ha infine precisato di non aver subito violenze e ha accusato il capo di Stato maggiore dell’esercito, Horta N’Tam, di essere l’autore del golpe. Quest’ultimo, in effetti, ha annunciato oggi in diretta televisiva di aver giurato come “presidente della transizione” per un anno. Nel frattempo, ad alimentare la confusione, è giunta la notizia dell’arresto anche dell’ex primo ministro Domingos Simoes Pereira e del candidato indipendente da lui sostenuto, Fernando Dias da Costa, entrambi prelevati da uomini armati e condotti alla base aerea della capitale Bissau. Ad annunciarlo sono stati gli organizzatori della campagna elettorale di Dias, che in un comunicato hanno riferito che i due politici sono stati prelevati dopo “una brutale incursione” nella sede nazionale della campagna. “Condanniamo le detenzioni arbitrarie del candidato Fernando Dias da Costa e del leader della coalizione Pai Terra Ranka, Domingos Simoes Pereira, precedute da una brutale incursione nella sede della Direzione nazionale”, si legge nella dichiarazione pubblicata ieri sera sull’account Facebook di Pereira. Secondo fonti non confermate di “Agenzia Nova”, Dias – che come Embaló ha rivendicato la vittoria elettorale – sarebbe attualmente in fuga per evitare l’arresto da parte dell’esercito. Il comunicato della sua coalizione “ripudia e condanna i tentativi di sovvertire l’ordine costituzionale da parte di un gruppo di ufficiali militari, presumibilmente per ristabilire l’ordine” e denuncia il fatto che i militari abbiano attuato “manovre per interrompere il processo elettorale, che era già nella fase finale di diffusione dei risultati provvisori, conteggiati presso i seggi elettorali e le Commissioni elettorali regionali”. La coalizione esorta quindi i cittadini della Guinea-Bissau a mantenere la calma e sollecita la Commissione elettorale ad annunciare nella data prevista – ovvero entro oggi – i risultati delle elezioni presidenziali, “che hanno assegnato una schiacciante vittoria a Fernando Dias da Costa, assicurandogli la vittoria al primo turno”. Pereira, leader del Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (Pagc), era stato escluso – insieme al suo partito – dalle elezioni del 23 novembre per aver presentato la candidatura troppo tardi. Un’esclusione che aveva sollevato forti polemiche da parte delle opposizioni nel contesto delle accuse rivolte al presidente Embaló, in cerca di un secondo mandato ma accusato di aver esercitato illegalmente il primo. Il Paigc è lo storico partito fondato dal leader rivoluzionario Amilcar Cabral, alla guida del movimento nazionalista per l’indipendenza dal Portogallo. Il Paigc aveva vinto le elezioni legislative del 2019 e del 2023. Quest’anno, tuttavia, a Pereira e alla coalizione Pai Terra Ranka (Piattaforma di alleanza inclusiva), guidata dal Paigc, è stato impedito di partecipare poiché non ha presentato in tempo la documentazione necessaria. Un fatto che ha spinto Pereira a dare il suo sostegno a Dias. Secondo diversi osservatori, l’inaspettata alleanza tra Paigc e Dias avrebbe potuto mettere in discussione se non la riconferma di Embaló, quanto meno la sua vittoria al primo turno, rendendo così probabile lo svolgimento del secondo turno delle elezioni, in programma tra due settimane se nessun candidato avesse ottenuto più del 50 per cento dei voti. Un fatto che contribuirebbe a rafforzare l’ipotesi di un “auto-golpe” da parte di Embaló, fatta circolare nelle ultime ore dagli oppositori del presidente uscente. Contattato da “Jeune Afrique”, lo stesso Pereira ha spiegato di aver appreso dei primi spari a Bissau mentre era impegnato in un incontro con gli osservatori dell’Unione africana, incluso l’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan. L’ex primo ministro ha aggiunto che i militari hanno tentato di entrare negli uffici della Commissione elettorale “per costringere il suo presidente a leggere i risultati che dichiaravano vincitore Umaro Sissoco Embaló, mentre, a suo dire, Fernando Dias, il candidato che sosteniamo, ha vinto al primo turno”. In attesa della pubblicazione dei risultati ufficiali sia Embaló che il suo rivale Dias avevano rivendicato la vittoria. Un fatto non nuovo nel Paese, visto che anche le precedenti elezioni presidenziali, nel 2019, avevano portato a diversi mesi di crisi post-elettorale, con rivendicazioni analoghe da parte di Embaló e del suo sfidante di allora, Pereira. Il Paese ha conosciuto un’altra grave crisi politica all’inizio di quest’anno, dopo che il mandato quinquennale di Embaló è ufficialmente scaduto lo scorso 28 febbraio. Da allora il presidente si è sempre rifiutato di dimettersi, come richiesto da Pereira, alla guida di una coalizione che aveva vinto le ultime elezioni parlamentari del 2023 con la maggioranza assoluta. Da allora Embaló ha sistematicamente impedito a Pereira di formare un governo, un fatto che ha contribuito ad acuire ulteriormente le tensioni tra i due politici forti del Paese. L’ex colonia portoghese è stata testimone di una decina di colpi di Stato o tentativi di golpe negli ultimi cinquant’anni, vale a dire dall’indipendenza ottenuta nel 1974. Lo stesso Embaló – che puntava ad entrare nella storia come unico presidente del Paese ad assicurarsi un secondo mandato consecutivo negli ultimi 30 anni – ha dichiarato di essere sopravvissuto a diversi tentativi di colpo di Stato durante il suo mandato. Le autorità di Bissau hanno sventato gli ultimi due nel dicembre del 2023, dopo le contestate elezioni legislative di giugno; e nel novembre dello scorso anno, a pochi mesi dall’avvio della campagna elettorale per le elezioni presidenziali. La Guinea-Bissau è uno dei Paesi più poveri del mondo, con una popolazione di circa due milioni di persone. La sua costa è ricca di isole disabitate, il che la rende ideale per i trafficanti di droga. Non a caso, le Nazioni Unite l’hanno definita “narco-stato” in quanto considerato un punto di transito fondamentale per la cocaina proveniente dall’America latina e diretta in Europa. Sulla lunga storia di destabilizzazioni della Guinea-Bissau pesa non poco l’influenza dei cartelli della droga colombiani. Secondo uno studio redatto dalla Commissione dell’Africa occidentale sulla droga (Wacd), istituita dall’ex segretario generale Onu Kofi Annan e presieduta dall’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, in Guinea-Bissau i cartelli colombiani avevano già finanziato nel 2004 la campagna elettorale dell’ex presidente Joao Bernardo Vieira, confermando il progressivo posizionamento del Paese tra i “facilitatori” di scambi illeciti tra Africa e America latina. Figura chiave di tali traffici è quella del generale Antonio Indjai, ex capo delle Forze armate, noto alle autorità per passati tentativi di sovversione. Il generale è ricercato dall’Fbi per coinvolgimento nel narcotraffico con le ex Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), da cui avrebbe accettato di ricevere e immagazzinare, fra giugno e novembre del 2012, diverse tonnellate di cocaina. In quell’anno Indjai era stato accusato di aver orchestrato il colpo di Stato che portò alla destituzione dell’allora presidente Raimundo Rodrigues Pereira dopo soli tre mesi dalla nomina, attirandosi le sanzioni delle Nazioni Unite e la revoca in patria dell’incarico di capo di Stato maggiore. Due anni prima, nell’aprile del 2010, Indjai aveva preso in ostaggio il primo ministro Carlos Gomes Junior e il capo delle forze armate Zamora Induta minacciando di ucciderli, in un tentativo di golpe poi rientrato e liquidato dallo stesso Gomes come un semplice “incidente”. Nel 2021 gli Stati Uniti hanno imposto una taglia da 5 milioni di dollari sulla cattura del generale, definendolo come una delle figure più destabilizzanti del Paese. Non è chiaro quale sia il ruolo di Indjai nell’attuale crisi che ha portato al potere la giunta militare, tuttavia Washington lo ritiene capace di una forte influenza in Africa occidentale e di costruire azioni in grado di destabilizzare altri governi stranieri o corrompere i funzionari governativi di Bissau, come avvenuto con l’uso di parte della cocaina occultata nel 2012. Dagli Usa il generale è in particolare accusato di cospirazione per narcoterrorismo, di cospirazione per fornire supporto materiale alle Farc e di aver fondato una società di comodo in Guinea-Bissau per completare accordi illeciti di armi. Nonostante le gravi accuse a suo carico, nel 2021 il presidente Embaló ha respinto la richiesta di Washington di estradare Indjai. La crisi in Guinea-Bissau preoccupa i vicini regionali e la comunità internazionale. In una dichiarazione congiunta, i leader delle missioni di osservazione elettorale dell’Unione africana e della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) hanno espresso “profonda preoccupazione per l’annuncio di un colpo di Stato da parte delle Forze armate” e hanno affermato che il Paese era pronto all’annuncio dei risultati delle elezioni dopo quello che hanno descritto come un processo “ordinato e pacifico”. “È deplorevole che questo annuncio sia arrivato in un momento in cui le missioni avevano appena concluso l’incontro con i due principali candidati alla presidenza, che ci avevano assicurato la loro volontà di accettare la volontà del popolo”, si legge in un comunicato. Preoccupazione è stata espressa anche dal governo della Nigeria, che ha descritto l’episodio come una grave minaccia alla democrazia e alla stabilità regionale. In una dichiarazione rilasciata dal portavoce del ministero degli Esteri, Kimiebi Ebienfa, il governo di Abuja – che detiene la presidenza di turno della Cedeao – ha affermato di aver appreso degli sviluppi “con profondo sgomento e profonda preoccupazione”, sottolineando che l’azione di forza ha portato a “un cambio di governo incostituzionale” nel Paese lusofono “che mina il progresso democratico, l’ordine costituzionale e la stabilità non solo della Guinea-Bissau, ma dell’intera subregione dell’Africa occidentale”. Oltre al Portogallo, primo Paese a reagire alle notizie sull’azione di forza, hanno condannato l’accaduto anche il Ghana, il Qatar e le Nazioni Unite. Il presidente dell’Unione africana condanna il colpo di Stato militare Il presidente della Commissione dell’Unione africana, Mahmoud Ali Youssouf, condanna “inequivocabilmente” il colpo di Stato militare. “Il presidente ribadisce la tolleranza zero dell’Unione Africana e il suo fermo rifiuto di qualsiasi cambiamento di governo incostituzionale, in conformità con gli strumenti normativi fondamentali dell’Unione, tra cui l’Atto costitutivo dell’Unione Africana (2000), la Dichiarazione di Lomé sui cambiamenti di governo incostituzionali (2000), la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e la governance (2007) e il Quadro di Ezulwini (2009)”, si legge in una nota. “Il presidente prende atto della dichiarazione congiunta sulla situazione post-elettorale rilasciata il 26 novembre 2025 dai capi della Missione di osservazione elettorale dell’Unione africana, della Missione di osservazione elettorale della Cedeao e del Forum degli anziani dell’Africa occidentale” e “sottolinea l’imperativo di rispettare il processo elettorale in corso e di difendere l’ordine costituzionale, in linea con il mandato della Commissione elettorale nazionale (Cne), l’unica istituzione legalmente autorizzata a proclamare i risultati elettorali ufficiali nel Paese”. Youssouf ha quindi chiesto “il rilascio immediato e incondizionato del presidente Embalo e di tutti i funzionari detenuti e sollecita tutte le parti a esercitare la massima moderazione per impedire un ulteriore deterioramento della situazione. Ribadisce – prosegue la dichiarazione – la disponibilità dell’Unione Africana, che lavora in stretto coordinamento con la Cedeao e altri partner internazionali chiave, a sostenere tutti gli sforzi volti a ripristinare la stabilità e a salvaguardare i processi democratici attraverso il dialogo e meccanismi giuridicamente fondati. Infine, il presidente ribadisce il fermo sostegno e la solidarietà dell’Unione Africana al popolo della Guinea-Bissau in questo periodo critico, nonché il suo impegno ad accompagnarlo nel cammino verso la pace, la stabilità e il consolidamento democratico”, conclude la nota.
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