Il Sudafrica annuncia il ritiro delle sue truppe dalla missione Onu Monusco
Dopo 27 anni di presenza e sostegno militare, il Sudafrica ritirerà le sue truppe dalla Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo (Monusco), nel tentativo di far rientrare le ingenti spese militari ed affrontare le priorità di politica interna. Lo ha sottolineato il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa in una dichiarazione inviata al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, precisando che il ritiro dei 757 militari attualmente schierati nel Paese centro-africano avverrà gradualmente e verrà completato entro la fine dell’anno. “Il Sudafrica collaborerà con le Nazioni Unite per definire le tempistiche e le altre modalità del ritiro, che sarà completato entro la fine del 2026”, si legge nella dichiarazione. La decisione sembra far seguito alle crescenti polemiche interne al Paese sul trattamento riservato ai militari della Monusco, incluse le accuse di gravi carenze alimentari e di limitata assistenza medica. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato il 20 dicembre per un altro anno il mandato della missione, alla quale partecipano attualmente oltre 13 mila Caschi blu insieme al personale civile e di polizia. Nonostante gli sforzi diplomatici di Stati Uniti e Qatar per garantire il ritiro dei ribelli M23 sostenuti dal Ruanda, tuttavia, il gruppo armato sta rafforzando il controllo su alcune parti del Congo orientale e sta cercando di istituire una regione governata autonomamente. Per l’anno in corso i primi contributori della Monusco per numero di effettivi inviati sono Bangladesh (1.825), Nepal (1.150), India (901) e Tanzania (853). Seguono Indonesia (824), Sudafrica (757), Malawi (746), Marocco (719), Uruguay (629) e Kenya (397).
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