L’Air Force One inverte la rotta per un guasto, Trump a Davos su un aereo di riserva: 'Groenlandia? Fiducia per l’accordo'
L’aereo del presidente degli Stati Uniti, l’Air Force One, è dovuto rientrare alla Base congiunta di Andrews, nel Maryland, a causa di un “problema elettrico di lieve entità”, secondo quanto riferito da un funzionario della Casa Bianca. A bordo si trovava il presidente Donald Trump, che resta comunque atteso a Davos e dovrebbe proseguire il viaggio su un aereo di riserva. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha spiegato che l’equipaggio ha individuato l’anomalia e ha deciso di invertire la rotta “per eccesso di cautela”. Dati di tracciamento di volo confermano che il velivolo ha virato sopra l’oceano Atlantico, nei pressi di Montauk, all’estremità orientale di Long Island. Il presidente degli Stati Uniti ha avvertito che risponderà a qualsiasi iniziativa europea ritenuta una minaccia per gli Usa sul fronte commerciale, nel contesto delle tensioni legate al controllo della Groenlandia. Durante un’intervista all’emittente televisiva “NewsNation”, Trump ha a ogni misura di rappresaglia da parte dell’Europa risponderà “allo stesso modo”, pur dicendosi fiducioso di poter raggiungere un’intesa a breve, forse persino durante il Forum economico mondiale di Davos. Trump è in viaggio verso la Svizzera per il vertice, dove incontrerà diversi leader europei che hanno replicato con durezza alla sua richiesta di acquisire la Groenlandia. Nel fine settimana il presidente ha imposto dazi del 10 per cento alla Danimarca e ad altri sette Paesi europei e non ha escluso il ricorso alla forza militare per ottenere il controllo del territorio. Le reazioni europee non si sono fatte attendere. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha affermato che ogni decisione in merito al futuro della Groenlandia spetta esclusivamente alla popolazione locale e alla Danimarca. Trump ha inoltre reso pubblico un messaggio del presidente francese Emmanuel Macron, che si diceva perplesso sull’iniziativa statunitense e lo invitava a Parigi per una riunione del G7: un invito che il presidente Usa ha declinato pubblicamente. Trump ha detto però di aspettarsi il raggiungimento a Davos di un’intesa che renderebbe “soddisfatti sia gli Stati Uniti sia la Nato”. Trump, nel corso dell’intervista, ha inoltre avvertito che a eventuali minacce o attentati alla sua vita da parte dell’Iran seguirebbe la “distruzione totale” del Paese. Il presidente Usa ha detto di aver lasciato “istruzioni molto precise” affinché, in caso di attentato, l’Iran venga “cancellato dalla faccia della Terra”. L’inquilino della Casa Bianca ha inoltre criticato il suo predecessore, Joe Biden, per non aver preso una posizione pubblica sulle presunte minacce ai suoi danni, sostenendo che i presidenti dovrebbero difendersi reciprocamente su questioni di questo tipo. Durante l’intervista concessa ieri, Trump ha anche ribadito che l’opzione di un intervento militare contro Teheran resta sul tavolo anche alla luce delle proteste antigovernative in Iran, che nelle scorse settimane avrebbero causato oltre 3.300 morti negli scontri con le forze di sicurezza. Trump ha avvertito che gli Usa potrebbero ricorrere ad azioni militari se dovessero riprendere le esecuzioni dei manifestanti, precisando però che, secondo le informazioni più recenti, le uccisioni sarebbero cessate. Da parte iraniana, la guida suprema Ali Khamenei ha accusato gli Stati Uniti di complottare contro il governo di Teheran e di sostenere le proteste. In un messaggio pubblicato sabato sulla piattaforma sociale X, Khamenei ha scritto che l’Iran non intende “trascinare il Paese verso la guerra”, ma non permetterà che “criminali interni e internazionali” agiscano impunemente. Trump era stato informato da funzionari dell’intelligence di presunte minacce alla sua vita provenienti dall’Iran durante la campagna elettorale del 2024. L’ex procuratore generale Merrick Garland aveva spiegato che il presunto piano iraniano sarebbe stato una ritorsione per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, avvenuta nel 2020 per mano degli Stati Uniti durante il primo mandato presidenziale di Trump. Trump aveva già rivolto avvertimenti all’Iran subito dopo il suo insediamento, in occasione della firma di un ordine esecutivo volto a rafforzare la pressione sulla Repubblica islamica. In quell’occasione il presidente aveva affermato che un attentato contro di lui avrebbe portato all’“annientamento” dell’Iran.
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