Libia: Est e Ovest puntano su Turchia e Usa per il controllo delle frontiere
Il controllo delle frontiere libiche torna al centro delle priorità delle amministrazioni rivali dell’Est e dell’Ovest del Paese. Nel giro di appena 24 ore, il Comando generale dell’Esercito nazionale libico (Enl) e il Governo di unità nazionale con sede a Tripoli hanno annunciato due distinti progetti per rafforzare la sorveglianza dei confini, coinvolgendo rispettivamente una società turca e un’impresa statunitense. Il Comando generale dell’Enl ha annunciato oggi la firma di un contratto con una società turca per la realizzazione di un sistema integrato di gestione e monitoraggio delle frontiere terrestri. La prima fase interesserà un tratto di 275 chilometri e sarà realizzata nell’ambito della cosiddetta “Visione 2030”, sotto la supervisione del vicecomandante dell’Enl, Saddam Haftar. Non sono stati indicati il valore del contratto, i tempi di esecuzione, le tecnologie previste né il tratto di frontiera interessato. Alcuni media libici hanno identificato l’impresa come Akteknik, ma il nome non compare nel comunicato ufficiale. Secondo la divisione Informazione militare dell’Enl, il progetto dovrà contribuire a contrastare il traffico di armi, droga e carburante, l’immigrazione irregolare e le altre attività criminali transfrontaliere. L’iniziativa viene presentata inoltre come uno strumento per tutelare la sovranità libica e migliorare il coordinamento economico e di sicurezza con i Paesi confinanti. Soltanto ieri, il ministro dell’Interno del Governo di unità nazionale, Emad Trabelsi, aveva annunciato un progetto analogo per installare moderni sistemi di ispezione nei porti, negli aeroporti e nei valichi terrestri controllati dalle autorità di Tripoli. In questo caso, il governo guidato da Abdulhamid Dabaiba avrebbe avviato colloqui con quella che Trabelsi ha definito “una delle maggiori società statunitensi” del settore. Anche in questo caso non sono stati resi noti il nome dell’impresa, il costo dell’operazione e il calendario dei lavori. Accanto ai progetti affidati a società turche e statunitensi, anche l’Unione europea mantiene un ruolo strutturato nel rafforzamento delle capacità libiche di controllo delle frontiere, soprattutto attraverso assistenza tecnica, formazione e cooperazione operativa. La missione civile Eubam, il cui mandato è stato prorogato fino al giugno 2027 con un bilancio di circa 52 milioni di euro, affianca le autorità libiche nella gestione dei confini terrestri, marittimi e aerei e nel contrasto al traffico di esseri umani, al contrabbando di migranti e alla criminalità transfrontaliera. A giugno, Eubam ha formato a Tripoli circa 35 investigatori provenienti anche da Bengasi, Sebha e Tobruk sulle indagini contro le reti di trafficanti, mentre il comitato congiunto con le istituzioni libiche ha esaminato i progetti in corso e le prossime attività della missione. Il 3 luglio, il nono dialogo tecnico Ue-Libia ha riunito rappresentanti delle istituzioni di Tripoli e Bengasi insieme a Eubam, Frontex e all’operazione Irini; il 15 luglio, il ministro dell’Interno Emad Trabelsi e il commissario europeo Magnus Brunner hanno discusso a Bruxelles di sicurezza delle frontiere, formazione del personale e contrasto ai trafficanti. Le iniziative di Usa e Turchia presentano caratteristiche differenti ma rispondono alla stessa esigenza. Tripoli punta soprattutto a controllare le persone e le merci che transitano attraverso porti, aeroporti e valichi ufficiali, mentre il progetto dell’Enl appare rivolto alla sorveglianza delle vaste aree desertiche dell’Est e del Sud, dove le forze di Haftar esercitano una presenza militare predominante. La divisione politica della Libia si riflette così anche nella costruzione delle infrastrutture destinate a svolgere una delle principali funzioni sovrane dello Stato. Il coinvolgimento di una società turca nel progetto dell’Enl rappresenta inoltre un elemento politicamente significativo. La Turchia resta il principale partner militare delle autorità di Tripoli, ma negli ultimi mesi Ankara ha intensificato i rapporti anche con il campo orientale. Militari dell’Enl hanno partecipato in primavera all’esercitazione “Efes 2026” in territorio turco e altri uomini delle forze dell’Est hanno recentemente ricevuto addestramento in Turchia. Il contratto sulle frontiere conferma quindi il progressivo ampliamento delle relazioni tra Ankara e la dirigenza militare di Bengasi. La sicurezza delle frontiere rimane particolarmente fragile nel Fezzan, la vasta regione meridionale attraversata dalle rotte che collegano la Libia a Niger, Ciad e Sudan. Pur controllando le principali basi militari e infrastrutture strategiche del Sud, l’Enl deve fare i conti con gruppi armati locali, reti criminali e formazioni dell’opposizione ciadiana. La recente offensiva condotta dalla cosiddetta Sala operativa per la liberazione del Sud, guidata dal comandante Tebu Baraka Wardako al Tabawi, ha mostrato i limiti del controllo esercitato dalle forze di Haftar. Il gruppo ha catturato 15 uomini durante un attacco contro una postazione nei pressi della base aerea di Al Wigh, vicino al triangolo di frontiera tra Libia, Ciad e Niger. L’Enl ha confermato alcune perdite, attribuendo l’azione a gruppi armati fuorilegge e a combattenti dell’opposizione ciadiana. Il problema delle frontiere libiche precede la divisione istituzionale seguita alla caduta di Muammar Gheddafi. Dopo una missione tecnica europea condotta nel 2007, nel 2009 la società Selex Sistemi Integrati, allora controllata da Finmeccanica e oggi parte di Leonardo, ottenne un contratto da circa 300 milioni di euro per realizzare un sistema di sorveglianza dei confini meridionali con Niger, Ciad e Sudan. Il progetto prevedeva centri di comando, sensori e sistemi radar collegati attraverso una rete integrata. Secondo quanto ricostruito in passato ad “Agenzia Nova” da fonti libiche, prima del conflitto del 2011 era stato consegnato circa il 30 per cento delle attrezzature, successivamente perdute o rese inutilizzabili durante la rivolta e la campagna militare della Nato. Il ripristino dell’impianto originario sarebbe oggi impraticabile anche per l’obsolescenza delle tecnologie, sostituite da sistemi più leggeri basati su sensori mobili, immagini satellitari, telecamere termiche e velivoli senza pilota. A distanza di quasi 20 anni, la Libia torna ora a cercare all’estero la tecnologia necessaria per sorvegliare i propri confini.
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