L’intelligence Usa: “La Cina non prevede di invadere Taiwan entro il 2027”
La Cina al momento non prevede di invadere Taiwan nel 2027 e mira a controllare l’isola senza ricorrere alla forza. Lo afferma il rapporto pubblicato oggi dalla Direzione dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti, ufficio che guida un insieme di 17 agenzie e organizzazioni governative statunitensi specializzate nella raccolta ed analisi di informazioni sulla sicurezza nazionale. Nel documento, le agenzie affermano che, nonostante la minaccia esercitata su Taiwan di ricorrere alla forza per ottenere l’unificazione dell’isola, Pechino preferisce perseguire quest’obiettivo senza l’uso della forza. Gli Stati Uniti “ritengono che i leader cinesi non abbiano attualmente in programma un’invasione di Taiwan nel 2027, né abbiano una tempistica precisa per il raggiungimento dell’unificazione”, si legge nel documento. La valutazione delle agenzie di intelligence sulle minacce globali, che viene pubblicata ogni anno, è stata diffusa mentre Pechino sta intensificando la pressione su Taiwan con frequenti esercitazioni militari, nonostante il presidente statunitense Donald Trump abbia minimizzato il rischio di un’azione militare cinese durante il suo mandato. Alla fine dello scorso anno, al contrario, il Pentagono aveva affermato che la Cina si starebbe preparando a vincere una guerra con Taiwan entro il 2027, centenario della fondazione dell’Esercito popolare di liberazione, affinando le diverse opzioni per conquistare l’isola, anche con la “forza bruta” se necessario. Il rapporto di oggi conferma in ogni caso l’opinione secondo cui l’Esercito popolare di liberazione cinese (Pla) starebbe compiendo progressi “costanti ma irregolari” nello sviluppo di capacità che potrebbero essere utilizzate per conquistare l’isola governata democraticamente. Parlando alla stampa a Pechino, il portavoce dell’Ufficio di Pechino per gli affari di Taiwan, Chen Binhua, ha detto oggi che una “riunificazione pacifica” con la Cina garantirebbe ai “compatrioti a Taiwan” una maggiore sicurezza energetica nel quadro della guerra in Medio Oriente. Chen ha detto che una “riunificazione pacifica” tra le due sponde dello Stretto equivarrebbe ad una maggiore protezione delle risorse di Taiwan, con il sostegno di una “madrepatria forte”. Non c’è stata sinora alcuna reazione da parte del governo di Taiwan, che respinge le rivendicazioni di sovranità di Pechino e sostiene che solo il popolo dell’isola possa decidere del proprio futuro. Secondo quanto trapelato la scorsa settimana sulla stampa internazionale, la Cina, il principale importatore mondiale di petrolio, avrebbe vietato le esportazioni di carburante almeno fino alla fine di marzo, nel tentativo di prevenire carenze interne. Lo scorso anno, le esportazioni ammontavano a 22 miliardi di dollari.
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