Migranti, si teme un’altra strage: “80 dispersi al largo della Libia”
Trentadue migranti sono stati salvati, in area Sar Libica dalla Guardia costiera italiana. Recuperati anche due cadaveri. I migranti, pakistani, bengalesi ed egiziani, che erano a bordo del barcone sono stati trovati in mare aperto. L'imbarcazione, partita da Tripoli, si è rovesciata e i migranti sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere soccorsi. Alcuni dei 32 sopravvissuti hanno raccontato di essere partiti "in 110". Sarebbero un'ottantina le persone finite in mare e annegate. Al momento i sopravvissuti, sistemati nell'hotspot di Lampedusa, sono tutti in stato di forte choc. Sono rimasti in mare aperto diverse ore dopo il ribaltamento della barca sulla quale viaggiavano. Sono stati sottoposti a controlli medici e rifocillati, al momento vengono lasciati riposare. Il barcone sul quale viaggiavano è stato intercettato e segnalato, subito dopo che si era rovesciato, da un aereo della guardia costiera in ordinario servizio di pattugliamento ed è scattato l'allarme. ''Anche a Pasqua ci raggiunge la notizia di dispersi e morti nel centro del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte''. Monsignor Carlo Perego, presidente della Commissione Cei sull'immigrazione nonché presidente della fondazione Migrantes , con l'Adnkronos dà voce a sdegno e dolore dopo il nuovo naufragio in area Sar Libica nel quale ottanta migranti risultano dispersi. ''Si pensa a tutto in questa Pasqua tranne a loro, alle persone in fuga dalle guerre combattute anche con le nostre armi. Alcuni si meravigliano e si irritano perché parliamo di morte, di diritti negati in questa Pasqua. Sono gli Erode della comunicazione e della politica'', il j'accuse. ''Speriamo che l'Europa alzi gli occhi sul Mediterraneo e finalmente - dice Perego - tuteli chi richiede asilo, con una missione europea nel Mediterraneo e la cessazione degli accordi con la Libia, dove, gli stessi che fermano e trasportano nei campi le persone in fuga nel Mediterraneo sono gli stessi che lucrano mettendoli in mare. Il caso Almasri lo dimostra. L'Italia e l'Europa sono incapaci di tutelare invece gli interessi dei migranti in fuga, sempre più numerosi da dieci anni a questa parte e sempre più soli. E' una vergogna''.
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