Mutti: nel 2026 lavorate 775 mila ton pomodoro ma è allarme clima

Ott 12, 2026 - 00:36
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Mutti: nel 2026 lavorate 775 mila ton pomodoro ma è allarme clima

La campagna del pomodoro 2026 per Mutti, azienda di trasformazione del pomodoro, si è chiusa con 775mila tonnellate di materia prima lavorata, dopo il record storico delle 728mila dello scorso anno, garantendo continuità operativa e standard qualitativi anche in un’annata che l’azienda definisce “particolarmente complessa”, segnata dall’avvio più precoce di sempre, con l’apertura avvenuta intorno alla prima settimana di luglio. Il primo campanello d’allarme per il futuro dell’agricoltura nazionale, avverte Mutti, è la sfida climatica. La stagione è stata segnata da eventi climatici estremi. Le temperature eccezionalmente elevate e le violente grandinate hanno fortemente compromesso lo sviluppo delle piante, portando le rese agricole per ettaro al di sotto della media degli ultimi cinque anni, si legge nella nota di Mutti, in particolare nel Nord Italia, ed evidenziando anomalie agronomiche inedite che rappresentano un punto di attenzione per l’intero settore. “Nonostante ciò, il presidio territoriale e la flessibilità industriale hanno permesso a Mutti di preservare la qualità del prodotto finale, con il Sud Italia che ha mostrato una tenuta produttiva superiore e punte di eccellenza qualitativa, in particolare per il pomodoro pelato”. “Dal punto di vista agronomico, la stagione 2026 ha confermato che la crisi climatica ci pone di fronte a scenari sconosciuti e per i quali non siamo ancora pienamente preparati. L’anticipo dell’avvio della campagna all’inizio di luglio ha risposto alla maturazione accelerata dal caldo, e la seconda parte dell’estate ha registrato, oltre al calo delle rese, un’importante caduta del grado Brix – ha commentato Massimo Perboni, direttore del servizio agricolo di Mutti – È stata un’estate complessa, dalla quale però usciamo orgogliosi della sinergia con la parte agricola e della flessibilità dei nostri siti produttivi: è grazie a queste se siamo riusciti a tutelare l’eccellenza della materia prima e a rispettare i nostri elevati standard qualitativi”. Accanto alle variabili meteorologiche, la campagna 2026 ha richiamato l’attenzione sull’importanza di una sempre più precisa armonizzazione all’interno della filiera. A fronte dell’ampia estensione coltivata a livello nazionale, l’avvio di stagione aveva infatti evidenziato il rischio di un potenziale disallineamento tra la produzione programmata sul campo e le reali capacità di assorbimento dell’industria di trasformazione. Una potenziale fase di sovra-offerta che è stata poi progressivamente riassorbita nel corso dei mesi, complice l’andamento delle rese agricole che, attestandosi al di sotto delle stime iniziali, hanno contribuito a riequilibrare i volumi complessivi a livello nazionale. Scenario complesso, questo, al quale Mutti ha risposto con l’apertura anticipata dei propri stabilimenti accogliendo le esigenze di conferimento della parte agricola. La conferma dello storico impianto di premialità – dal Premio Qualità al Pomodorino d’Oro, fino agli incentivi per il prodotto precoce – ha garantito stabilità economica e continuità operativa ai propri partner agricoli. “Il risultato conseguito da Mutti in questa campagna è solido e premia il nostro impegno, ma non è più possibile rimandare la riflessione che la crisi climatica, e idrica in particolare, ci impone di fare. Con la progressiva scomparsa di ghiacciai e nevai, ci aspettano estati sempre più drammaticamente asciutte, e non è un problema solo per il nostro comparto, ma dell’intera Pianura Padana – ha concluso Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti – Non possiamo più fare affidamento a fattori esogeni, né tantomeno permetterci di attendere il disastro prima di agire. Mutti continuerà a fare la propria parte investendo in qualità e valore per i partner, ma senza interventi infrastrutturali immediati e una programmazione responsabile, è l’intero made in Italy a correre un rischio sistemico”.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.