Negli Stati Uniti anche i Repubblicani sono scettici sull’accordo con l’Iran

Mag 26, 2026 - 00:41
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Negli Stati Uniti anche i Repubblicani sono scettici sull’accordo con l’Iran

Durante il fine settimana il presidente statunitense Donald Trump ha detto ripetutamente che Stati Uniti e Iran sono vicini a stringere un accordo: diversi senatori e politici del Partito Repubblicano hanno criticato questa prospettiva. Hanno accusato Trump di essere troppo conciliante con il regime e di star cedendo su questioni fondamentali, per esempio rimandando le discussioni sul programma nucleare iraniano, pur di raggiungere un accordo. Il testo dell’accordo non è stato reso noto dall’amministrazione Trump o dall’Iran, ma secondo quanto riferito da diversi quotidiani statunitensi porterebbe alla immediata riapertura dello stretto di Hormuz e prolungherebbe l’attuale cessate il fuoco per altri 60 giorni per trovare un secondo accordo sul futuro del programma nucleare iraniano. Nonostante quello che vuole far credere Trump quindi non si tratterebbe di un accordo di pace definitivo, ma solo di un compromesso intermedio in cui le questioni più spinose vengono posticipate (una strategia spesso adottata da Trump in questi contesti). Il senatore Repubblicano della Carolina del Sud, Lindsey Graham, solitamente fra i principali sostenitori di Trump, ha scritto sui social che un accordo del genere sarebbe un rischio: «Se nella regione si percepisse che un accordo con l’Iran permette al regime di sopravvivere e diventare più potente nel tempo, avremo gettato benzina sui conflitti in Libano e in Iraq», dove sono attivi gruppi armati sostenuti dall’Iran. Graham ha anche aggiunto: «Viene da chiedersi perché la guerra sia iniziata, tanto per cominciare». Un altro Repubblicano che ha messo in dubbio la decisione stessa di Trump di entrare in guerra è il senatore della Carolina del Nord, Thom Tillis, dichiarando che la bozza di accordo descritta dai media «non aveva senso». «Circa 11 settimane fa [il segretario alla Difesa Pete] Hegseth e il Dipartimento della Difesa ci avevano detto di aver annientato le difese dell’Iran e che era solo questione di tempo prima di entrare in possesso del materiale nucleare», ha detto Tillis a CNN. «Ora stiamo parlando di una posizione in cui potremmo accettare che il materiale nucleare rimanga in Iran? Che senso ha tutto questo?» Anche il senatore Repubblicano del Texas, Ted Cruz, si è detto «profondamente preoccupato» e ha definito un «errore disastroso» stringere un accordo che permetterebbe all’Iran di continuare a essere guidato da un regime estremista che è in grado di arricchire l’uranio e che ha il «controllo effettivo dello stretto di Hormuz». Il presidente Repubblicano della Commissione per le forze armate del Senato, Roger Wicker, ha scritto su X che «il presunto cessate il fuoco di 60 giorni — con la convinzione che l’Iran agirà mai in buona fede — sarebbe un disastro». Il governo statunitense e altri senatori Repubblicani hanno a loro volta criticato le prese di posizione critiche. Il presidente Repubblicano della Camera, Mike Johnson, fra gli altri, ha sostenuto che fosse prematuro formulare giudizi prima che i termini ufficiali dell’accordo fossero resi pubblici. È però acclarato che la guerra iniziata da Stati Uniti e Israele quasi tre mesi fa non abbia portato agli obiettivi militari promessi inizialmente da Trump e che stia causando enormi problemi all’economia e agli approvvigionamenti energetici globali. Ha avuto gravi conseguenze anche sul tasso di popolarità del presidente statunitense, che per questo fa continuamente annunci perentori, commenti spericolati e descrizioni false dello stato delle trattative. Nei giorni scorsi aveva per esempio minacciato un «grande attacco» contro l’Iran se non si fosse raggiunto entro il weekend un accordo, che a suo dire l’Iran stava «implorando». Alla fine nel weekend non ci sono stati né l’accordo né l’attacco.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.