Non solo Ai: la tecnologia africana prende altre strade

Apr 27, 2026 - 00:57
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Non solo Ai: la tecnologia africana prende altre strade

La rivoluzione digitale dell’Africa non è più una promessa esotica, ma un mercato che fa scelte autonome e che costruisce, passo dopo passo, il proprio percorso. A raccontarlo sono i dati del nuovo report di Partech, uno dei principali osservatori sugli investimenti tecnologici nel continente. Nel 2025 l’Africa Tech ha raccolto 4,1 miliardi di dollari, tra investimenti diretti nelle startup e finanziamenti sotto forma di prestiti. Un aumento del 25% rispetto all’anno precedente, che smentisce l’idea di un settore in rallentamento. Ma il dato più interessante non è quanto capitale è arrivato, bensì come è arrivato. Quasi la metà dei fondi raccolti – 1,6 miliardi di dollari – non è entrata come capitale di rischio, ma come debito. In pratica, prestiti concessi a imprese considerate abbastanza solide da poterli restituire. È un record storico per l’Africa tecnologica. Questo significa una cosa semplice ma importante: molte startup africane non sono più solo idee promettenti, ma aziende che fatturano, hanno clienti, conti in ordine e una gestione credibile. Per anni il settore finanziario digitale ha dominato la scena africana. App per i pagamenti, credito via smartphone, servizi bancari alternativi: tutto ruotava intorno al fintech. Oggi non è più così. Nel 2025 gli investimenti in questo ambito si sono ridotti in proporzione, passando dal 60% al 32%. Non perché il fintech sia in crisi, ma perché altri settori stanno crescendo più velocemente. Il caso più evidente è quello dell’energia pulita. Le imprese che lavorano su solare, reti locali e accesso all’elettricità hanno quasi triplicato i capitali raccolti. In Kenya, aziende come Strauss Energy o Sun King portano pannelli solari e sistemi di accumulo nelle zone rurali, dove l’elettricità non è solo luce, ma anche lavoro, servizi e reddito. Crescono anche il commercio online e i software per le imprese, che tornano a livelli di investimento simili a quelli del periodo pre-crisi. E sorprende la sanità digitale: dagli ambulatori virtuali alla logistica medica, il settore passa da 65 a 215 milioni di dollari in un solo anno. Mentre in Europa e negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale assorbe metà degli investimenti tecnologici, in Africa resta sullo sfondo. Nessuna corsa ai supercomputer, nessuna startup da miliardi di dollari. Ma non si tratta di un ritardo. Piuttosto, di un altro modo di usare la tecnologia. In Africa l’intelligenza artificiale viene applicata a problemi concreti: valutare il rischio di un prestito, ottimizzare le consegne, aiutare i medici nella diagnosi, migliorare l’uso dell’acqua in agricoltura. Come osserva Partech, l’obiettivo non è creare i “giganti globali” dell’IA, ma strumenti utili all’economia reale. In altre parole, l’Africa non sta perdendo il treno: sta viaggiando su un binario diverso. Sul piano geografico, il Sudafrica torna in testa per quantità di investimenti e numero di operazioni, cosa che non accadeva dal 2017. Segue il Kenya, dove colpisce la solidità delle imprese su cui scommettono gli investitori. Nigeria ed Egitto completano il gruppo dei quattro Paesi principali, che insieme raccolgono oltre l’80% dei capitali. Ma iniziano a emergere anche nuovi poli regionali, come Marocco e Tunisia. Non tutto, però, va nella direzione giusta. Gli investimenti nelle fasi iniziali sono in calo. Nel 2025 le risorse destinate alle startup appena nate diminuiscono ancora, e solo una piccola parte riesce a crescere e passare allo stadio successivo. È un problema serio: meno nuove imprese oggi significa meno aziende solide domani. Senza fondi pazienti, disposti ad aspettare e a correre rischi, l’ecosistema rischia di invecchiare senza rinnovarsi. C’è poi il tema del genere. Le startup guidate da donne ricevono solo una piccola parte dei capitali disponibili, nonostante esempi di successo evidenti. In Nigeria, LifeBank ha rivoluzionato la distribuzione di sangue e farmaci salvavita. In altri Paesi, nuove piattaforme stanno costruendo le basi dell’assicurazione digitale. Il talento non manca. A mancare è l’accesso alle risorse. Guardando al 2026, il quadro è doppio. Da un lato, imprese più mature, settori infrastrutturali forti e Paesi pronti a consolidare la propria posizione. Dall’altro, il rischio che senza nuovi investimenti nelle fasi iniziali il sistema perda slancio. La vera sfida sarà continuare a usare la tecnologia – inclusa l’intelligenza artificiale – per risolvere problemi africani, non per inseguire mode globali.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.