Radio Free Asia ha ripreso le trasmissioni in Cina

Feb 27, 2026 - 00:11
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Radio Free Asia ha ripreso le trasmissioni in Cina

Rfa di nuovo on air in Cina. Dopo mesi di silenzio per i tagli all'editoria imposti dal Presidente Usa Donald Trump, che avevano spento una delle voci più autorevoli nella denuncia di abusi e violazioni ai diritti umani di Pechino, in questi giorni Radio Free Asia (Rfa) ha ripristinato le trasmissioni. Tornando così fruibili cronache e programmi in mandarino, tibetano e uiguro assenti da ottobre, dando nuovo corso ad un organo di informazione essenziale in un panorama informativo caratterizzato da tagli e censure. Il 18 febbraio scorso la presidentessa e amministratrice delegata Bay Fang ha annunciato su LinkedIn che i servizi sono stati ripristinati, a dispetto del blocco dei fondi governativi disposto dalla Casa Bianca lo scorso anno. "Questo lavoro fondamentale, che siamo riusciti a riprendere grazie a contratti privati con servizi di trasmissione, sta già facendo scalpore" ha affermato Fang. "Il servizio uiguro di Rfa - prosegue - ha mandato in onda nel fine settimana un servizio su come i figli dei detenuti nello Xinjiang siano costretti a svolgere lavori manuali in giovane età invece di andare a scuola". Il lavoro negli anni dell'emittente - scrive Asianews - si è rivelato fondamentale nel denunciare abusi e violazioni di Pechino contro la minoranza musulmana nello Xinjiang, fra cui la notizia dei campi di internamento che hanno scoperchiato un quadro sistematico di abusi e violazioni a dispetto delle smentite cinesi. Fang ha aggiunto che i servizi in coreano e birmano hanno ripreso le trasmissioni lo scorso dicembre. "Gli incredibili giornalisti e tecnici di Rfa, così come i nostri team legali e delle risorse umane, hanno reso possibile tutto questo. Non potrei essere più orgogliosa - conclude - di tutti coloro che hanno contribuito a questo sforzo per rimetterci in piedi in un momento critico per il presente e il futuro della nostra organizzazione". Un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha rifiutato di commentare quella che ha definito una questione di "politica interna" statunitense, pur accusando l'organo di informazione di nutrire un pregiudizio anti-cinese. "Radio Free Asia diffonde - ha affermato il portavoce dell'ambasciata cinese Liu Pengyu - da tempo falsità e diffama la Cina, e ha una pessima reputazione quando si tratta di riportare notizie relative alla Cina". "Ci auguriamo - avverte - che un maggior numero di media statunitensi possa fornire resoconti oggettivi e imparziali sulla Cina e sulle relazioni sino-americane". I media di Stato di Pechino avevano elogiato i tagli dello scorso anno. Da tempo una spina nel fianco di Pechino in tema di diritti e libertà, Radio Free Asia aveva interrotto tutta la produzione di notizie a ottobre dopo la cessazione dei finanziamenti da Washington. A quel punto, aveva già licenziato o messo in cassa integrazione oltre il 90% del personale. Trump ha congelato quasi tutti i finanziamenti statali per i media indipendenti, uno dei primi e controversi passi intrapresi a inizio 2025 dalla nuova amministrazione ed emblematici del corso impresso dal tycoon in tema di diritti e libertà di informazione. I servizi in cantonese avevano cessato le attività lo scorso luglio dopo 27 anni e, ad oggi, non risultano tra i servizi che hanno ripreso le trasmissioni. Rfa e le sue emittenti sorelle, tra cui Voice of America (Voa), sono state finanziate per anni con fondi approvati dal Congresso degli Stati Uniti e supervisionati dall'Agenzia statunitense per i media globali (Usagm). Nel 2025, Kari Lake, ex conduttrice televisiva, nominata dal Presidente Donald Trump amministratrice delegata ad interim di Usagm, aveva sospeso i fondi, denunciando sprechi di denaro pubblico e pregiudizi contro il neo inquilino della Casa Bianca. La mossa, che portò a licenziamenti di massa, fu criticata da molti come una perdita di vantaggio competitivo a favore della Cina e di altri avversari degli Stati Uniti.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.