Rancore, "un nuovo disco per la mia disperata ricerca di un senso"

Apr 8, 2026 - 00:59
Apr 7, 2026 - 09:12
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Rancore, "un nuovo disco per la mia disperata ricerca di un senso"

Con Xenoverso si era rifugiato in un universo parallelo, alienato dal mondo. Ora Rancore torna sulla Terra, alla realtà e con la pubblicazione di Tarek da colorare si riappropria anche del suo nome di battesimo (Tarek Iurcich). "È un album, dove Rancore, sia nel nome che nella sua essenza, esce fuori in maniera un po' più libera, dopo il lungo periodo di Xenoverso e della destrtturazione delle realtà che avevo sperimentato, avevo la necessità di tornare con i piedi per terra, in questo mondo che ha bisogno di essere raccontato e in un certo modo". Ma quello che ha ritrovato è un mondo con pochi chiari e molti scuri. "Un mondo de mmerda - dice il rapper all'ANSA, calcando l'accento romano che bene si presta a rafforzare il concetto -. Un mondo in fiamme che ci lascia senza parole, e non è un caso che qualche volta le abbia dovute inventare, come in Fanfole (per la quale non nasconde il chiaro riferimento a Fosco Maraini, ndr). Un mondo che ci ha immerso in una oscurità, compromettendo sia i rapporti tra di noi che quelli dentro di noi". Il titolo è proprio una richiesta d'aiuto: "un modo di chiedere all'altro di aiutarmi a uscire dall'oscurità. Come se nel momento in cui io verrò colorato dalle persone, potrò ritrovare anche un po' me stesso". In 20 anni di carriera, Tarek da colorare è "solo" il sesto album in studio di Rancore. "Se contiamo tutti gli ep e le collaborazioni arriviamo almeno a 9-10 - calcola rapidamente -. Se uno non ha da dire, è meglio stare in silenzio. Per pubblicare un disco si deve essere convinti di fare qualcosa che abbia senso di esistere. Ed è quello che mi ha sempre guidato. È la mia disperata ricerca di un senso che mi ha spinto a scrivere il disco". Il senso è la parola che forse ricorre di più durante la chiacchierata con l'artista romano 36enne, che il grande pubblico ha imparato ad apprezzare al festival di Sanremo prima con Daniele Silvestri nel 2019 e poi in gara da solista l'anno dopo ("tornare? Nnon ci ho lavorato ma ci ho pensato. Data la situazione politica, magari potrei tornare per sabotarlo", scherza). "La ricerca del senso è forse quello che in questo disco provo a cercare, più di ogni altro lavoro fatto prima. Parlo molto di cosa è il senso e cosa non lo è". Rancore è anche molto critico rispetto al mondo professionale che lo circonda. "In questo momento storico, in questo disco, quasi non ritengo più che la musica sia la mia professione. Io sono un entità che esiste, canta in un mondo che prevede che la musica sia inserita in un mercato. Ma questo disco è scritto fuori dalle logiche di mercato". Una considerazione che fa un po' a cazzotti con la promozione, i live, e lui ne è ben consapevole. "Il mio obiettivo è sentirmi più libero, più svincolato da determinati meccanismi, che stanno distruggendo la genuinità della musica. Tutto viene incasellato, regolato da norme, costretto della gabbia del razionale, distogliendoci dalla vera cosa a cui dovremmo fare attenzione e cioè lo spirito, l'anima". Non c'è un vero e proprio antidoto se non il "riconnettersi alle parti più genuine e più vere del nostro essere, che io provo a raccontare a volte in maniera arrabbiata, a volte ironica, e a tratti disperata". Per ottenere questo risultato ha svuotato l'involucro sonoro delle parole, lasciando solo il suono. "Quello sulle parole è stato uno studio lungo. Sono andato a caccia di parole smarrite, arcaiche, inventate, neologismi. Usando il metalinguismo nella sua ironia, nella sua irriverenza e anche critica politica. E anche alcune citazioni alla cultura più popolare, non sono lì tanto per, ma ingredienti presi dalla cucina di qualcun altro per dare qualcosa in più". Per un momento, il rapper "ermetico" - come definisce la sua musica - aveva deciso di abbandonare il suo nome d'arte, "ma poi non avrebbe avuto senso (di nuovo, il senso) c'è ancora tanta rabbia e tanto rancore. Abbandarlo sarebbe un gesto importante, di pace, come liberarsi di un involucro che porta questo concetto negativo. Affermerebbe la sconfitta di un certo tipo di male. Ma il mondo che vedo mi fa pensare che la cosa più giusta adesso è continuare a chiamarsi così ed esserne ancora più convinti. È un nome che mi piace, specchio di quello che è il mondo". Un mondo dove anche i giovani sembrano essere prede della violenza. E qualcuno a volte punta il dito proprio contro il rap. "Sicuramente è il genere più presente nelle cuffiette dei ragazzi. E ha testi violenti perché racconta certe situazioni ai margini. Ha un'influenza, ma nella misura in cui la società è come un corpo umano ed è tutta interconnessa". Rancore porterà Tarek da colorare sui palchi italiani con un tour che partirà a maggio da Milano e Roma (due date) e proseguirà in estate nei festival.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il suo primo pezzo, da album dei ricordi, l’aveva scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti radiofoniche come Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure. E' direttore di Radiocom.tv