Salonicco insanguinata: si riaccende l'allarme terrorismo in Grecia
La recente scia di attentati coordinati a Salonicco ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata nel tessuto politico greco. L'esplosione di ordigni piazzati all'ingresso di alcuni palazzi, mirati a colpire esponenti del partito di governo Nuova Democrazia, ha provocato la morte di una donna di 72 anni – madre della politica Afrodite Nestora, ora in gravi condizioni – e il ferimento di altre due persone. Gli inquirenti concentrano le indagini sulla galassia anarchica e dell'estremismo di sinistra, ipotizzando una rappresaglia legata allo sgombero di due storici gruppi di squatters.
La Grecia si conferma così l'epicentro del radicalismo mediterraneo, un'eredità storica complessa frammentata in numerose sigle capaci di mantenere solidi legami internazionali, in particolare con l'insurrezionalismo italiano. Il modus operandi ricalca schemi noti: pacchi-bomba e trappole esplosive realizzate con materiali di provenienza civile, difficili da tracciare. A surriscaldare il clima politico si aggiunge il caso giudiziario di Alexandros Giotopoulos, l'ottantaduenne leader dello storico gruppo eversivo 17 Novembre. Scarcerato un mese fa per motivi di salute, Giotopoulos è stato prontamente rispedito in cella dalla Corte Suprema. Una decisione che rievoca i fantasmi di una stagione sanguinosa fatta di omicidi eccellenti e depistaggi istituzionali, dimostrando come il passato più buio del Paese sia tutt'altro che superato.
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