Studente accoltellato, lo psicologo dell’educazione: “I prof migliori nelle scuole più difficili, pagati il doppio”

Jan 22, 2026 - 00:26
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Studente accoltellato, lo psicologo dell’educazione: “I prof migliori nelle scuole più difficili, pagati il doppio”

“Ho visto anche i professori piangere, azzardo un modesto consiglio. Lasciate perdere i decreti sicurezza. Se non è un coltello sarà un mestolo, una chiave inglese. Invece rivoluzioniamo le scuole. Negli istituti più a rischio mettiamo gli insegnanti più bravi, paghiamoli il doppio. Anzi già che ci siamo rimescoliamo tutto, distribuiamo le differenze. In ogni classe i casi difficili non possono superare l’8 per cento. E nel biennio delle superiori nessuna separazione, percorso uguale per tutti: figlio di marocchini e figlio di notaio insieme, a imparare la stessa lingua del rispetto. Questa potrebbe essere la scuola inclusiva con meno probabilità di morire accoltellati, chissà. Ma il vento soffia da un’altra parte: piazzamento sociale, selezione sfrenata”. Dario Ianes, psicologo dell’educazione e condirettore del Centro Studi Erickson, insegna all’Università di Bolzano pedagogia e didattica speciale. Se un ragazzo muore ammazzato si dispera, ma è fra i pochi a non dare la colpa ai social, ai cellulari, alle famiglie. A chi allora? “Al serbatoio di rabbia e solitudine in cui galleggiamo tutti. I social sono un sintomo, non la causa. Se vogliamo vietare i cellulari facciamolo, ma dai tre ai novant’anni. E i poveri genitori lasciamoli stare, sono più disperati dei figli, più fragili e spaventati. In queste condizioni un adulto non sa fare l’adulto”. Suggerisce al ministro di lasciare perdere il metal detector? “Chi è arrabbiato e non ha un coltello trova sempre il modo di fare danni. Le scuole tecniche e professionali sono fondate su un errore clamoroso, raggruppare una percentuale altissima di ragazzi con varie forme di disagio. Questo le rende incubatori formidabili di frustrazione dove la ribellione non è generazionale e contro il potere costituito, ma si scatena sui compagni con le conseguenze che sappiamo. Punire non serve, occorre fare prevenzione sulle relazioni per capire che la rabbia può essere trasformata”. Lo psicologo «La scuola è da ripensare Troppi ragazzi con disagio» Dario Ianes: le superiori contengono ’bombe di violenza’ pronte a esplodere «Serve prevenzione, la presenza di un adulto può trasformare la rabbia» Come si trasforma la rabbia? “Con l’aiuto di un adulto che fa l’adulto. Una presenza empatica e autorevole che sappia dare un nome alle emozioni”. Ne vede in giro? “Pochissimi. Siamo persi nei nostri guai, disinteressati alle nuove generazioni che inondiamo di cose per attenuare il senso di colpa. L’eclissi di madri e padri però ha un alibi. La mia famiglia era monoreddito ma due figli hanno potuto studiare in tranquillità e come massimo rischio si sbucciavano le ginocchia sotto il radar di mamma. Oggi una famiglia con un solo stipendio è nella fascia della povertà, nessuno ha il tempo e il coraggio di occuparsi del disagio di un bambino”. Così a casa, così a scuola. “Una professoressa di liceo mi ha confessato di avere visto piangere una ragazzina in corridoio e di essere scappata. Ha detto: ho avuto paura, non ce la faccio a caricarmi addosso anche i suoi problemi. È tragico, ma nel nostro sistema formativo la secondaria di secondo grado contiene bombe di violenza pronte a esplodere come nelle banlieue parigine di qualche anno fa”. L’adulto che oggi arranca è il bambino che mezzo secolo fa si sedeva a tavola e parlava con i genitori. Poi che cosa è successo? “Ha attraversato decenni di progressiva distruzione del senso di collettività e solidarietà. Strapazzato dalla competizione, dalla paura di non farcela. Non ha niente da dire al figlio perché è preoccupato per il lavoro e per il mutuo. Così il grande e il piccolo cercano l’anestesia dentro lo schermo di un cellulare: sempre più potente e ipnotico, però tutto sommato incolpevole. Qualche sera fa al ristorante una coppia di genitori lo ha barattato con un tappo di bottiglia. Si sono messi a giocare per la gioia del figlio di quattro anni e alla fine erano stremati ma ridevano tutti, anche quelli degli altri tavoli ”.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.