Tunisia-Italia: industria verde, nuova iniziativa per la decarbonizzazione del sistema produttivo
La Tunisia punta ad accelerare la decarbonizzazione del proprio sistema industriale attraverso una nuova iniziativa di cooperazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido) e con il sostegno della cooperazione con l’Italia. Il Paese ha avviato il percorso nazionale nell’ambito dell’iniziativa Africa Green Industrialization Hub, sviluppata dall’Unido in collaborazione con l’Agenzia nazionale per la gestione dell’energia (Anme), con l’obiettivo di accompagnare la trasformazione delle imprese verso modelli produttivi a minore intensità di carbonio. L’iniziativa è stata al centro delle consultazioni nazionali inaugurate oggi a Tunisi dal segretario di Stato alla Transizione energetica, Wael Chouchane, alla presenza dell’ambasciatore italiano in Tunisia, Alessandro Prunas, del rappresentante residente dell’Unido, Lassaad Ben Hussein, e del direttore generale dell’Anme, Nafeh Baccari. Nel suo intervento, Chouchane ha definito la transizione energetica e la decarbonizzazione industriale “una scelta strategica per il futuro dell’economia tunisina”, sottolineandone il ruolo nel rafforzamento della competitività, nell’ammodernamento del tessuto produttivo e nel consolidamento della sovranità economica. Il programma si articola su quattro direttrici: elaborazione di politiche pubbliche e tabelle di marcia settoriali per orientare la trasformazione industriale; formazione e sviluppo delle competenze necessarie alla diffusione dell’industria verde; introduzione di tecnologie moderne e sostegno a progetti industriali concreti; mobilitazione di strumenti finanziari per accompagnare gli investimenti e garantirne la realizzazione. L’obiettivo dichiarato è tradurre gli impegni ambientali in interventi operativi all’interno delle imprese, con effetti sulla riduzione dei consumi energetici, dei costi di produzione e delle emissioni. Particolare attenzione è destinata ai comparti caratterizzati da un elevato fabbisogno energetico, tra cui cemento, industrie metallurgiche e tessile. Si tratta di settori nei quali la trasformazione dei processi produttivi richiede investimenti tecnologici, interventi sull’efficienza energetica e una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili. Secondo Chouchane, la riuscita dell’iniziativa “dipenderà proprio dalla capacità di rispondere alle esigenze effettive delle imprese, coordinando politiche pubbliche, competenze tecnologiche e disponibilità di finanziamenti”. La dimensione industriale della transizione è particolarmente rilevante per la Tunisia. Secondo i dati dell’Unido, i processi industriali rappresentano circa il 30 per cento dei consumi energetici nazionali e costituiscono una delle principali fonti di emissioni di anidride carbonica. Il Paese dispone di un significativo potenziale per lo sviluppo dell’energia solare ed eolica, ma la quota delle fonti rinnovabili nel mix elettrico rimane ancora contenuta. La disponibilità di energia competitiva e affidabile rappresenta quindi una delle condizioni necessarie per sostenere la riconversione produttiva. In questo quadro si inserisce la cooperazione con l’Italia, indicata da Chouchane come “uno degli strumenti per favorire la realizzazione di progetti industriali comuni, il trasferimento di tecnologie e competenze e la mobilitazione delle risorse finanziarie necessarie”. La presenza dell’ambasciatore Prunas alle consultazioni conferma la rilevanza bilaterale del dossier, che si colloca nel più ampio percorso di collaborazione energetica tra Roma e Tunisi. La cooperazione riguarda anche lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e l’integrazione dei mercati delle due sponde del Mediterraneo. Tra i progetti strategici figura l’interconnessione elettrica Elmed, destinata a collegare Tunisia e Italia attraverso un cavo sottomarino, con l’obiettivo di favorire gli scambi di energia e rafforzare l’integrazione tra i rispettivi sistemi elettrici. In prospettiva, lo sviluppo delle rinnovabili e delle infrastrutture di interconnessione potrebbe contribuire a creare condizioni più favorevoli anche per la competitività delle imprese tunisine. La sfida riguarda inoltre l’accesso ai mercati internazionali. La progressiva introduzione di requisiti ambientali più stringenti nelle catene di approvvigionamento europee rende infatti la riduzione dell’impronta carbonica un fattore sempre più importante per le industrie esportatrici. Per le imprese tunisine integrate nelle filiere europee, investire in efficienza energetica, tecnologie pulite e misurazione delle emissioni può diventare una condizione per preservare la competitività e attrarre nuovi investimenti. L’iniziativa Africa Green Industrialization Hub si inserisce infine in una più ampia strategia continentale di trasformazione industriale, che punta a rafforzare la produzione locale, aumentare il valore aggiunto e consolidare la partecipazione dei Paesi africani alle catene del valore internazionali.
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