Wall Street Journal: la crisi nello Stretto di Hormuz traina il consumo globale di carbone

Mag 18, 2026 - 00:48
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Wall Street Journal: la crisi nello Stretto di Hormuz traina il consumo globale di carbone

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz stanno spingendo numerosi Paesi a tornare al carbone per garantire la produzione di energia elettrica, rallentando gli sforzi globali di transizione energetica. E’ quanto si legge sul quotidiano “Wall Street Journal”,che evidenzia come il blocco della principale rotta energetica del Golfo abbia ridotto drasticamente le forniture mondiali di gas naturale liquefatto, di cui quasi il 20 per cento transita normalmente attraverso Hormuz. In Asia, regione che assorbe circa il 90 per cento delle esportazioni di gas naturale liquefatto che passano nello stretto, le importazioni sono scese ai livelli più bassi degli ultimi sei anni. Di fronte al rischio di carenze energetiche, Taiwan ha riattivato due centrali a carbone ferme da mesi, mentre la Corea del Sud ha aumentato di oltre un terzo la produzione elettrica da carbone nell’ultimo mese. L’Italia ha rimesso in stato di allerta alcune centrali a carbone in previsione di una crisi energetica prolungata. In India le autorità hanno ordinato alle centrali alimentate con carbone importato di massimizzare la produzione in vista di un’estate eccezionalmente calda, che potrebbe provocare un forte aumento della domanda elettrica per l’uso dei condizionatori. I prezzi del carbone nel porto australiano di Newcastle, riferimento per il mercato asiatico, sono aumentati del 12 per cento dall’inizio del conflitto. Secondo gli analisti, il carbone sta tornando a essere considerato un combustibile “cuscinetto”, meno esposto ai rischi geopolitici rispetto al gas naturale liquefatto. Il ritorno al carbone potrebbe avere conseguenze ambientali rilevanti. Molti Paesi avevano ridotto negli ultimi anni il ricorso a questo combustibile per limitare le emissioni di anidride carbonica, dato che il carbone produce circa il doppio delle emissioni rispetto al gas naturale. La situazione ricorda quanto avvenuto nel 2022 dopo l’inizio della guerra in Ucraina, quando la riduzione delle forniture di gas russo spinse molti governi a riaprire o prolungare l’attività delle centrali a carbone.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.