Amazon e servizi postali: l'Avvocato generale dà ragione all'AGCOM
Le società del gruppo Amazon che gestiscono parte delle attività logistiche e delle consegne in Italia possono essere considerate fornitori di servizi postali e, di conseguenza, essere soggette all'obbligo di autorizzazione previsto dalla normativa nazionale. È questa la conclusione dell'Avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea in un procedimento che riguarda le sanzioni inflitte nel 2018 dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ad Amazon Italia. Secondo l'AGCOM, le tre società svolgevano attività riconducibili al servizio postale senza aver ottenuto la necessaria autorizzazione. Amazon aveva contestato questa interpretazione sostenendo che i propri servizi logistici fossero diversi da quelli degli operatori postali tradizionali, ma la questione è arrivata fino alla Corte di giustizia europea attraverso un rinvio del Consiglio di Stato italiano.
Nelle sue conclusioni odierne, l'Avvocato generale osserva che Amazon Italia gestisce spedizioni che presentano già le caratteristiche tipiche degli invii postali e ritiene che le attività di organizzazione e smistamento dei pacchi possano rientrare nella definizione europea di "smistamento", cioè quella fase del ciclo postale in cui le spedizioni vengono ordinate e instradate per ottimizzarne il trasporto e la consegna. Il parere evidenzia anche che la gestione degli armadietti automatici, i cosiddetti locker, costituisce parte integrante della fase finale della distribuzione postale. Il fatto che l'azienda controlli direttamente il sistema di consegna e che i pacchi non ritirati vengano automaticamente restituiti al mittente distingue questo servizio dal semplice utilizzo di cassette postali tradizionali. Amazon Italia, pur non effettuando materialmente le consegne, potrebbe essere considerata un operatore postale.
Secondo l'Avvocato generale, infatti, la società esercita un controllo determinante sull'organizzazione del servizio, impartendo istruzioni dettagliate agli operatori locali che effettuano materialmente le consegne, comprese le modalità operative e di gestione del personale. Il parere sottolinea inoltre che la normativa europea consente di considerare fornitori di servizi postali anche imprese diverse che, pur svolgendo attività distinte, partecipano alle varie fasi dello stesso processo di consegna. Nel caso di Amazon, l'attività delle tre società appare complementare e riconducibile, nel suo insieme, a un servizio postale. Le conclusioni dell'Avvocato generale non sono vincolanti, ma rappresentano un importante orientamento giuridico. Sarà ora la Corte di giustizia dell'Unione europea a pronunciarsi con la sentenza definitiva, che potrebbe avere effetti rilevanti sull'organizzazione dei servizi logistici e di consegna delle grandi piattaforme di commercio elettronico in tutta l'Unione europea.
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