Archeologia: torna alla luce il foro dell'antica Ocriculum

Mag 26, 2026 - 00:47
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Archeologia: torna alla luce il foro dell'antica Ocriculum

Il Parco Archeologico di Ocriculum, 36 ettari adagiati su un'ansa del Tevere vicino all'abitato di Otricoli, è considerato il primo municipio romano dell'Umbria. Roma la incorporò nel 308 a.C. e nei secoli successivi ne fece uno dei nodi più importanti dell'Italia centrale: porto fluviale, stazione obbligata sulla via Flaminia, snodo di traffici e controllo del territorio umbro. Un sito già noto, già scavato, già studiato. Eppure fino a poche settimane fa il suo centro civico — il cuore della città, il luogo dove la comunità si riconosceva come tale — era ancora sepolto. Ora non lo è più. La recente campagna di scavi, finanziata dal Ministero della Cultura e condotta dai Musei Nazionali dell'Umbria insieme alla Soprintendenza Archeologia, ha intercettato per la prima volta una zona centrale della città antica finora poco conosciuta, dove erano collocati i principali spazi pubblici, tra cui il foro. È qui che si concentra l'importanza della scoperta: non nuovi frammenti periferici, ma il cuore stesso della città. I ritrovamenti sono tre, e si leggono insieme. Il primo è un ampio tracciato stradale perfettamente conservato, pavimentato con grandi basoli in pietra locale che recano ancora i segni del passaggio dei carri. Una strada non qualunque: per posizione e fattura è una delle arterie principali del municipio, probabilmente collegata direttamente al foro. Accanto ad essa emerge un imponente basamento in calcestruzzo e tufo, concepito per sostenere edifici di grande importanza, probabilmente con funzioni civiche o religiose. Il terreno ha restituito fusti di colonne, frammenti di terrecotte architettoniche e decorazioni marmoree di fattura raffinata — il livello qualitativo dei materiali indica una committenza di alto rango, non un edificio secondario. La scoperta più significativa è però la terza. Al centro di uno spazio aperto circondato da un elegante lastricato è emersa una grande fontana pubblica di forma ottagonale, con rivestimento interno in cocciopesto. Si tratta di una fontana rarissima nel panorama delle città romane dell'Italia centrale. La forma ottagonale non è un capriccio decorativo: rimanda a una tradizione architettonica precisa, legata agli spazi di rappresentanza. Le fontane, in un centro romano, non sono arredamento: sono infrastruttura e simbolo insieme. Dove c'è una fontana così, di solito, c'è un centro che si riconosce come tale. Trovare questo elemento — raro, ben conservato, collocato in uno spazio aperto organizzato — significa avere la conferma che ci si trova nel punto esatto in cui la città si mostrava a se stessa e ai viaggiatori che arrivavano dalla Flaminia. A sigillare la lettura, un dettaglio piccolo e preciso: un peso commerciale in pietra da 30 libbre, ritrovato nell'area. Nella sua concretezza racconta meglio di qualsiasi monumento la vita reale del luogo: qui si pesava, si misurava, si contrattava. Era una piazza, nel senso pieno del termine. Serviranno ulteriori indagini per comprendere completamente la funzione di tutti gli edifici che circondavano la piazza, ma il quadro che emerge è già sufficiente per ridisegnare la mappa di Ocriculum. Quello che prima era un sito importante ma incompleto diventa ora leggibile nella sua struttura urbana: una città con un centro riconoscibile, monumentale, capace di competere con i municipia romani dell'Italia centrale più celebrati. I Musei Nazionali dell'Umbria stanno già lavorando per rendere accessibili al pubblico le nuove aree emerse dagli scavi. Chi non vuole aspettare può visitare i ritrovamenti dal vivo già dal 29 al 31 maggio, durante «Ocriculum AD 168», tre giorni di storia romana, ludi gladiatori e spettacoli nell'area archeologica.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.