Asilo e migrazione: l’avvocata generale della Corte UE respinge le obiezioni del Parlamento francese
L’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Tamara Ćapeta, ha proposto di respingere il ricorso presentato dall’Assemblea nazionale francese contro il nuovo regolamento europeo sulla gestione dell’asilo e della migrazione. È la prima volta che un Parlamento nazionale utilizza la procedura prevista dal Trattato di Lisbona per contestare una normativa europea sulla base del principio di sussidiarietà, secondo il quale l’Unione dovrebbe intervenire soltanto quando gli obiettivi non possono essere raggiunti efficacemente dai singoli Stati membri. Al centro della contestazione vi è il nuovo meccanismo di solidarietà previsto dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che introduce forme di sostegno obbligatorio ai Paesi maggiormente esposti alla pressione migratoria, anche attraverso la ricollocazione dei richiedenti protezione internazionale tra gli Stati membri. Secondo i ricorrenti, sostenuti dall’Ungheria, questo sistema inciderebbe sulla sovranità nazionale e sulla capacità degli Stati di decidere autonomamente chi accogliere sul proprio territorio.
Nelle sue conclusioni, l’avvocata generale suggerisce alla Corte che la gestione dei flussi migratori rappresenti invece una sfida che, per la sua natura transfrontaliera, richiede una risposta coordinata a livello europeo. Ćapeta sottolinea che l’Unione ha adeguatamente motivato la necessità di intervenire e che gli argomenti presentati dall’Assemblea nazionale francese non dimostrano che i singoli Stati possano affrontare il fenomeno in modo più efficace rispetto a un’azione comune. Il parere evidenzia inoltre che molte delle obiezioni sollevate riguardano questioni diverse dal principio di sussidiarietà, come la ripartizione delle competenze tra Stati e Unione o l’impatto finanziario delle misure adottate, e risultano pertanto irricevibili nell’ambito di questa specifica procedura. Sebbene le conclusioni dell’avvocata generale non siano vincolanti, esse rappresentano un importante orientamento giuridico e vengono spesso seguite dai giudici della Corte nelle decisioni finali. Una sentenza definitiva sul caso è attesa nei prossimi mesi e potrebbe avere conseguenze significative sull’attuazione del nuovo Patto
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