Axios: diplomazia segreta e pressioni militari, ecco come si è arrivati all’accordo sul cessate il fuoco
L’intesa per un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran è maturata dopo intense trattative riservate e in un clima di forte incertezza militare, secondo fonti statunitensi, israeliane e regionali citate dal sito d’informazione “Axios”. La svolta sarebbe giunta lunedì 6 aprile, quando la guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha autorizzato i negoziatori di Teheran a muoversi verso un accordo, per la prima volta dall’inizio del conflitto. Mentre pubblicamente il presidente Donald Trump minacciava la distruzione totale dell’Iran, dietro le quinte proseguivano contatti diplomatici frenetici e, in parallelo, i preparativi del Pentagono per un massiccio bombardamento delle infrastrutture iraniane, che gli alleati degli Usa nel Golfo temevano però avrebbe innescato una ritorsione militare senza precedenti da parte di Teheran. Secondo le fonti citate da “Axios”, il negoziato tra Usa e Iran si è avvalso di una complessa mediazione internazionale. L’inviato statunitense Steve Witkoff ha definito inizialmente “disastrosa” una proposta iraniana in 10 punti, che chiedeva tra le altre cose il pagamento di riparazioni di guerra, il riconoscimento del diritto di Teheran a perseguire un programma nucleare civile e dei diritti di passaggio sullo Stretto di Hormuz. Nell’arco di 24 ore, la lista di richieste presentata da Teheran è stata oggetto di modifiche e contatti indiretti. Mediatori pachistani hanno trasmesso nuove bozze a Witkoff e al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, con il coinvolgimento anche di Egitto e Turchia nel tentativo di ridurre la distanza tra le parti in conflitto. La Cina avrebbe giocato a sua volta un ruolo importante nel processo negoziale, incoraggiando Teheran a cercare una via d’uscita diplomatica alla crisi. Secondo le fonti, Khamenei – ritenuto esposto a rischio di attentato da parte israeliana – avrebbe partecipato alle decisioni tramite comunicazioni indirette, autorizzando infine i negoziatori a procedere. Il via libera della guida suprema è stato definito un elemento decisivo per il raggiungimento dell’intesa preliminare su una tregua di due settimane. Ieri, nonostante la minaccia senza precedenti di Trump riguardo alla possibile “morte della civiltà” iraniana, i negoziati hanno continuato a registrare progressi. Secondo “Axios”, il vicepresidente James David Vance ha gestito contatti con i mediatori pachistani, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è rimasto in costante comunicazione con Washington, manifestando preoccupazione per la possibile perdita di controllo sul processo diplomatico. Intorno al mezzogiorno di ieri è emersa una convergenza su una tregua temporanea, i cui termini sono stati pubblicati dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif. Trump ha successivamente ottenuto l’impegno israeliano al rispetto del cessate il fuoco e ha finalizzato l’intesa in un colloquio con il capo di stato maggiore pachistano Asim Munir. Le forze statunitensi hanno ricevuto l’ordine di sospendere le operazioni circa 15 minuti dopo l’annuncio pubblico da parte dell’inquilino della Casa Bianca. Il ministro Araghchi ha confermato l’adesione iraniana alla tregua e la disponibilità a riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo sotto la supervisione delle forze armate iraniane. “Axios” sottolinea però che permangono divergenze rilevanti sui contenuti di un accordo duraturo, in particolare per quanto riguarda il futuro dei programmi balistico e nucleare iraniani. Nuovi colloqui sono previsti in Pakistan venerdì 10 aprile, con la partecipazione di una delegazione statunitense guidata da Vance. Non è escluso che il conflitto possa riprendere in assenza di progressi.
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