Caro gasolio, CNA Fita Imperia: «Pugno duro contro ogni speculazione. Le accise mobili non penalizzino le imprese che lavorano»
CNA Imperia e CNA Fita esprimono forte preoccupazione per la nuova impennata del prezzo del gasolio, che sta mettendo ancora una volta sotto pressione le imprese dell’autotrasporto e, più in generale, l’intero sistema economico del Ponente ligure. Secondo i dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati al 28 luglio, in Liguria il prezzo medio del gasolio in modalità self-service ha raggiunto 2,178 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 1,993 euro al litro. A livello nazionale il gasolio ha raggiunto 2,183 euro al litro, superando nettamente la benzina, ferma a 1,982 euro. Sulla rete autostradale il prezzo medio del diesel è salito fino a 2,255 euro al litro. Numeri che assumono un peso particolarmente rilevante nella provincia di Imperia, territorio periferico, allungato lungo la costa, caratterizzato da collegamenti complessi con l’entroterra e da una forte mobilità transfrontaliera con la vicina Francia. Per un’impresa che effettua un rifornimento di 500 litri, il costo supera ormai i 1.080 euro. Per chi percorre quotidianamente centinaia di chilometri, il carburante non rappresenta una spesa rinviabile, ma uno dei principali costi di esercizio. «Nel Ponente ligure la mobilità non è una scelta, ma una necessità», dichiara Luciano Vazzano, Segretario di CNA Imperia. «Le merci devono viaggiare, gli artigiani devono raggiungere cantieri e clienti, le imprese turistiche e commerciali devono essere rifornite e numerose attività operano quotidianamente tra Italia e Francia. Quando il gasolio supera i due euro al litro non viene colpito soltanto l’autotrasporto: aumenta il costo dell’intera economia del territorio». CNA Fita valuta positivamente il rispetto degli impegni assunti dal Governo e le prime indicazioni operative illustrate nell’incontro del 22 luglio al Ministero, con particolare riferimento al riconoscimento dei crediti d’imposta e all’avvio del Tavolo permanente dell’autotrasporto. È tuttavia necessario intervenire rapidamente sull’andamento dei prezzi alla pompa. Le tensioni internazionali e le chiusure a fasi alterne dello Stretto di Hormuz costituiscono certamente fattori di instabilità, ma non sembrano sufficienti a spiegare integralmente la portata e la velocità dei rincari. CNA chiede pertanto controlli rigorosi e tempestivi lungo tutta la filiera, per impedire che l’aumento dei consumi estivi diventi ancora una volta l’occasione per comportamenti speculativi. «Da tempo assistiamo a un meccanismo che le imprese conoscono fin troppo bene: quando le quotazioni internazionali salgono, l’aumento arriva immediatamente alla pompa; quando scendono, la riduzione è molto più lenta e spesso assai meno evidente», prosegue Vazzano. «Non vogliamo processi sommari, ma pretendiamo trasparenza. In una fase tanto delicata non può essere sempre l’ultimo anello della catena – l’impresa che trasporta, produce o presta un servizio – a pagare il prezzo più alto». CNA Fita ritiene che l’eventuale ricorso alle accise mobili debba essere accompagnato dalla massima cautela e da adeguati correttivi. Una riduzione generalizzata delle accise, se non opportunamente compensata, rischierebbe infatti di ridurre o azzerare il rimborso già riconosciuto alle imprese che utilizzano veicoli pesanti e che hanno investito nel rinnovo delle flotte con mezzi più moderni e meno inquinanti. La misura dovrà quindi prevedere un riequilibrio automatico, capace di garantire alle imprese un beneficio di pari importo sul rimborso delle accise. Una compensazione che dovrà essere immediata, semplice e priva di nuovi adempimenti burocratici. CNA Fita ribadisce inoltre la necessità di estendere il diritto al rimborso delle accise anche ai veicoli di minore portata. Una richiesta particolarmente significativa per il tessuto economico della provincia di Imperia, composto in larga parte da micro e piccole imprese che operano con furgoni e mezzi commerciali leggeri. «Il gasolio utilizzato per svolgere un’attività professionale è lo stesso, indipendentemente dalle dimensioni del mezzo», sottolinea Vazzano. «Non è più accettabile che un piccolo autotrasportatore o un’impresa artigiana che lavora con un veicolo leggero sia esclusa da una tutela riconosciuta ai mezzi pesanti. Le piccole imprese non possono continuare a sostenere costi pieni e ricevere tutele dimezzate». CNA Fita chiede infine l’aggiornamento mensile dei valori indicativi di esercizio e la definizione di un sistema di calcolo del fuel surcharge, il sovrapprezzo legato alle variazioni del carburante, che sia trasparente, univoco e immediatamente applicabile. L’aumento del gasolio non può essere scaricato interamente sulle imprese di trasporto, spesso prive della forza contrattuale necessaria per adeguare le tariffe. «Il Governo ha aperto un confronto e questo è un segnale positivo, ma ora occorrono decisioni concrete», conclude il Segretario di CNA Imperia. «Servono controlli contro le speculazioni, correttivi efficaci sulle accise, tutela anche per i veicoli leggeri e regole che permettano di trasferire in modo trasparente gli aumenti eccezionali del carburante. Difendere l’autotrasporto significa difendere la continuità dei rifornimenti, la competitività delle imprese e la tenuta economica di tutto il territorio».
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