Ceuta: da Difesa e Interno versioni contrastanti sui rapporti dell’intelligence, nuova grana per Sanchez

Sep 2, 2026 - 00:27
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Ceuta: da Difesa e Interno versioni contrastanti sui rapporti dell’intelligence, nuova grana per Sanchez

La gestione della crisi migratoria di Ceuta apre una frattura pubblica all’interno del governo spagnolo. A quasi un mese dall’ingresso nella città autonoma di circa 80 mila migranti tra il 30 e il 31 luglio, la ministra della Difesa Margarita Robles e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska hanno fornito due versioni difficilmente conciliabili sulle informazioni raccolte dal Centro nazionale di intelligence (Cni) prima dell’emergenza. La questione delle “due versioni” ha dominato una giornata nella quale il governo di Pedro Sanchez ha cercato di imprimere una svolta alla gestione della crisi attraverso la convocazione del Consiglio di sicurezza nazionale, che ha portato all’istituzione di un comando unico per Ceuta e approvato i progetti preliminari di riforma delle leggi sull’asilo e sull’immigrazione. È stata Robles, durante la sua audizione alla commissione Difesa del Congresso, a riaprire il dossier più delicato: cosa sapesse il governo prima dell’ingresso di massa. La ministra ha difeso nettamente il lavoro dei 25 agenti del Cni presenti a Ceuta, sostenendo che le informazioni raccolte nei giorni precedenti furono “condivise e analizzate” con le Forze e i corpi di sicurezza dello Stato e con la Delegazione del governo nella città autonoma. Nella parte conclusiva della sua audizione Robles è stata ancora più precisa: il 29 luglio gli agenti dell’intelligence avrebbero informato verbalmente la Delegazione del governo della previsione di nuovi attraversamenti a nuoto per il giorno successivo, favoriti da una festività in Marocco. La ministra ha inoltre osservato che nei giorni precedenti erano già stati registrati consistenti tentativi di ingresso via mare, sostenendo quindi che i segnali di pressione alla frontiera fossero evidenti anche indipendentemente dall’esistenza di un rapporto formale. Poche ore dopo, dal palazzo della Moncloa (sede del governo), Grande-Marlaska ha respinto questa ricostruzione nella sua sostanza. “Non c’era alcun rapporto che lasciasse prevedere che il 30 luglio sarebbe accaduto ciò che poi è avvenuto”, ha dichiarato il ministro dell’Interno. Grande-Marlaska ha insistito sul fatto che né il Cni né il Centro di intelligence delle Forze armate (Cifas), la Polizia nazionale, la Guardia Civil o servizi di intelligence di Paesi alleati avevano segnalato uno scenario paragonabile all’ingresso di decine di migliaia di persone registrato a Ceuta. Se un’informazione di quella portata fosse esistita, ha argomentato, sarebbe stata immediatamente trasmessa “ai massimi livelli” per consentire l’adozione di misure straordinarie. La differenza tra le due versioni non è certamente una questione di semantica. Robles sostiene che il Cni disponesse di informazioni preventive che sarebbero state trasmesse alle autorità competenti e avesse segnalato già il 29 luglio nuovi attraversamenti previsti per il giorno successivo. Grande-Marlaska sostiene invece che nessuna informazione disponibile consentisse di anticipare un fenomeno anche solo assimilabile, per dimensioni, a quello verificatosi il 30 luglio. Il contrasto investe quindi direttamente il funzionamento della catena di allerta e il modo in cui le informazioni dell’intelligence sono state valutate e trasformate – o meno – in decisioni operative. Robles ha peraltro adottato nel corso dell’audizione una linea più autocritica rispetto a quella espressa finora da altri membri dell’esecutivo. La ministra ha chiesto scusa ai cittadini di Ceuta che si sono sentiti “abbandonati o non sufficientemente accompagnati” durante la crisi e ha riconosciuto implicitamente carenze nella risposta dello Stato. Robles ha contemporaneamente rivendicato il lavoro delle Forze armate, del Cni e del Cifas e ribadito che “Ceuta e Melilla sono Spagna”, avvertendo che qualsiasi aggressione contro le due città autonome rappresenterebbe un attacco all’intero Paese e alla sua integrità territoriale. Il Partito popolare (Pp) ha reagito chiedendo le dimissioni della ministra e accusando il governo di una grave negligenza nella gestione della crisi. Le dichiarazioni di Robles hanno trovato un’immediata risposta nel presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, esponente del Pp, che da settimane chiede chiarimenti sulle responsabilità politiche e operative. Vivas ha definito “realmente grave” l’eventualità che le informazioni provenienti dal Cni non siano state adeguatamente considerate e ha chiesto perché Madrid non abbia accolto prima le richieste della città autonoma per la creazione di un comando unico e per una gestione straordinaria dell’emergenza. La questione degli avvertimenti dell’intelligence si aggiunge così alle critiche sulla tempistica della risposta del governo centrale. La giornata odeirna ha segnato comunque un cambio di passo della Moncloa. Sanchez ha presieduto in mattinata una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza nazionale dedicata alla crisi di Ceuta, alla quale Vivas ha partecipato in videocollegamento insieme ai vicepresidenti del governo, ai ministri interessati e ai vertici degli apparati di sicurezza. Il Consiglio ha qualificato la situazione nella città autonoma come questione di “interesse per la sicurezza nazionale”, passaggio necessario per rafforzare il coordinamento delle amministrazioni e istituire il nuovo dispositivo di gestione dell’emergenza. Il principale risultato operativo è la creazione del comando unificato, affidato al ministro della Politica territoriale Angel Victor Torres. La nuova struttura dovrà coordinare l’azione del governo centrale, delle autorità di Ceuta e degli apparati di sicurezza e comprenderà lo stesso Vivas, il delegato del governo nella città autonoma e rappresentanti del Cni. Si tratta di una misura che il presidente di Ceuta chiedeva da settimane e che l’esecutivo ha deciso di adottare 26 giorni dopo l’inizio della crisi. Parallelamente, il governo sta preparando un piano straordinario di rilancio economico della città, per il quale è stata prospettata una dotazione nell’ordine di 180 milioni di euro. Il Consiglio dei ministri ha inoltre approvato due progetti preliminari destinati a modificare la normativa sull’asilo e parte della legge sull’immigrazione, anche per adeguare l’ordinamento spagnolo al Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Tra le misure prospettate figurano nuovi meccanismi di valutazione preliminare dei migranti, procedure differenziate per le richieste di protezione internazionale e strumenti per accelerare i rimpatri nel rispetto delle garanzie previste dalla legge. L’esecutivo insiste contemporaneamente sulla necessità di mantenere la tutela dei diritti fondamentali e di evitare che la crisi alimenti discorsi xenofobi. Sul piano politico, però, il caso Ceuta è tutt’altro che chiuso. Il governo, infatti, è atteso da una serie di audizioni parlamentari che proseguiranno nei prossimi giorni: dopo Robles saranno chiamati a riferire, tra gli altri, i ministri della Presidenza e della Giustizia Felix Bolanos, dell’Interno Grande-Marlaska, degli Esteri José Manuel Albares e delle Migrazioni Elma Saiz. Anche Sanchez comparirà al Congresso per riferire sulla gestione della crisi, mentre l’organo permanente dell’Assemblea legislativa (assicura la continuità dell’attività parlamentare durante i periodi di sospensione dei lavori) dovrà pronunciarsi sulla richiesta di convocarlo in seduta plenaria. La giornata che avrebbe dovuto mostrare il passaggio dalla fase emergenziale a quella del coordinamento istituzionale ha quindi prodotto anche un nuovo problema politico per la Moncloa. La creazione del comando unificato, le riforme legislative e il piano economico indicano il tentativo del governo di riprendere il controllo del dossier. Ma il confronto pubblico tra Robles e Grande-Marlaska sposta ora l’attenzione sulle settimane precedenti e su una domanda destinata a pesare sulle prossime audizioni parlamentari: le autorità disponevano prima del 30 luglio di informazioni sufficienti per comprendere che Ceuta stava andando incontro a una crisi eccezionale e, se sì, perché quelle informazioni non hanno prodotto una risposta preventiva adeguata? Su questo punto si concentrerà il dibattito politico in Spagna nei prossimi giorni.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.