Chatam House: Perché l’Iran potrebbe diventare il prossimo Iraq
La guerra contro l’Iran iniziata il 28 febbraio potrebbe concludersi con successi militari rivendicati da tutte le parti coinvolte, senza però produrre cambiamenti politici a Teheran. E’ quanto si legge in un articolo di Sanam Vakil, direttore del programma per il Medio Oriente e il Nord Africa di Chatham House, pubblicato sul quotidiano britannico “Financial Times”. Nonostante l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei il primo giorno del conflitto e i continui attacchi alle infrastrutture strategiche, il regime ha rapidamente nominato un successore – il figlio di Khamenei, Mojtaba – e continua a colpire Israele e gli Stati arabi del Golfo. Secondo diverse valutazioni dell’intelligence statunitense, l’esito più probabile ricorda la situazione dell’Iraq dopo la guerra del Golfo del 1990-1991: un Paese militarmente sconfitto ma ancora governato dallo stesso sistema di potere. Negli anni Novanta, infatti, il regime di Saddam Hussein sopravvisse nonostante la sconfitta militare, grazie alla fedeltà delle forze di sicurezza e alla repressione delle rivolte interne. In Iran un ruolo analogo è svolto dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica – i pasdaran -, che combina potere militare, economico e ideologico. In questo scenario, secondo Vakil, la Repubblica islamica uscirebbe dalla guerra con infrastrutture danneggiate, economia in crisi e maggiore isolamento internazionale, ma con la leadership politica ancora intatta. Le difficoltà economiche potrebbero aggravarsi, con possibile iperinflazione, crollo della valuta e nuove proteste interne, che il regime potrebbe reprimere con maggiore durezza. Il collasso economico rischierebbe inoltre di generare nuovi flussi migratori verso Turchia, Iraq, Stati del Golfo ed Europa. Per la regione si aprirebbe così una fase simile agli anni Novanta: contenimento internazionale, tensioni periodiche e crisi ricorrenti. L’esperienza irachena mostra infatti che lasciare al potere un regime sconfitto senza una soluzione politica può produrre un conflitto congelato destinato a riemergere, aumentando nel tempo le pressioni per una nuova escalation militare.
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