Chatam House: Perché l’Iran potrebbe diventare il prossimo Iraq

Mar 17, 2026 - 00:14
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Chatam House: Perché l’Iran potrebbe diventare il prossimo Iraq

La guerra contro l’Iran iniziata il 28 febbraio potrebbe concludersi con successi militari rivendicati da tutte le parti coinvolte, senza però produrre cambiamenti politici a Teheran. E’ quanto si legge in un articolo di Sanam Vakil, direttore del programma per il Medio Oriente e il Nord Africa di Chatham House, pubblicato sul quotidiano britannico “Financial Times”. Nonostante l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei il primo giorno del conflitto e i continui attacchi alle infrastrutture strategiche, il regime ha rapidamente nominato un successore – il figlio di Khamenei, Mojtaba – e continua a colpire Israele e gli Stati arabi del Golfo. Secondo diverse valutazioni dell’intelligence statunitense, l’esito più probabile ricorda la situazione dell’Iraq dopo la guerra del Golfo del 1990-1991: un Paese militarmente sconfitto ma ancora governato dallo stesso sistema di potere. Negli anni Novanta, infatti, il regime di Saddam Hussein sopravvisse nonostante la sconfitta militare, grazie alla fedeltà delle forze di sicurezza e alla repressione delle rivolte interne. In Iran un ruolo analogo è svolto dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica – i pasdaran -, che combina potere militare, economico e ideologico. In questo scenario, secondo Vakil, la Repubblica islamica uscirebbe dalla guerra con infrastrutture danneggiate, economia in crisi e maggiore isolamento internazionale, ma con la leadership politica ancora intatta. Le difficoltà economiche potrebbero aggravarsi, con possibile iperinflazione, crollo della valuta e nuove proteste interne, che il regime potrebbe reprimere con maggiore durezza. Il collasso economico rischierebbe inoltre di generare nuovi flussi migratori verso Turchia, Iraq, Stati del Golfo ed Europa. Per la regione si aprirebbe così una fase simile agli anni Novanta: contenimento internazionale, tensioni periodiche e crisi ricorrenti. L’esperienza irachena mostra infatti che lasciare al potere un regime sconfitto senza una soluzione politica può produrre un conflitto congelato destinato a riemergere, aumentando nel tempo le pressioni per una nuova escalation militare.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.