CNA Imperia: l’artigianato resta l’ossatura dell’economia locale. «Ora servono ricambio generazionale, competenze e politiche su misura»
Nel 2023 la provincia contava 7.201 imprese artigiane attive e segnava la migliore dinamica della Liguria. Vazzano: «Un patrimonio vivo, ma non inesauribile: senza giovani e senza trasmissione d’impresa rischiamo di perdere aziende sane, lavoro e saperi». Provincia che vai, artigianato che trovi. In Italia le imprese artigiane rappresentano il 21,5% del totale delle imprese attive, ma il loro peso cambia profondamente da un territorio all’altro. È quanto emerge dall’analisi dell’Area Studi e Ricerche di CNA su dati Istat relativi al 2023: Nuoro guida la graduatoria nazionale con il 31,7%, seguita da Cuneo, Fermo, Asti e Reggio Emilia. Se si guarda invece all’occupazione, gli addetti delle imprese artigiane costituiscono il 13,4% del totale nazionale e Prato si colloca al primo posto con il 31,6%. La fotografia nazionale trova una declinazione particolarmente significativa in Liguria e, soprattutto, nella provincia di Imperia. I dati territoriali di fonte InfoCamere–Movimprese indicano che, alla fine del 2023, in Liguria erano attive 43.074 imprese artigiane. Di queste, 7.201 operavano nella provincia di Imperia: circa una ogni sei imprese artigiane liguri. Rapportando questi valori al complesso delle imprese attive rilevate dal Registro delle imprese, l’artigianato rappresentava circa un terzo del tessuto imprenditoriale: il 32,3% in Liguria e il 33,6% nella provincia di Imperia. Si tratta di una lettura camerale, costruita su un perimetro statistico diverso da quello Istat utilizzato nello studio nazionale CNA, ma capace di restituire con chiarezza la densità e la capillarità dell’impresa artigiana nel territorio. Nel Ponente ligure l’artigianato non è una nicchia e non coincide soltanto con i mestieri tradizionali. È una rete diffusa di edilizia e impiantistica, manutenzione, autoriparazione, cura della persona, trasporto, produzione alimentare, lavorazione dei materiali, manifattura e servizi. Una rete fatta in larga parte di micro e piccole imprese che presidiano città, vallate e comuni dell’entroterra, garantiscono servizi di prossimità, alimentano le filiere locali e trattengono competenze e reddito nel territorio. Il dato del 2023 racconta anche una capacità di reazione superiore alla media regionale. Imperia registrò 530 iscrizioni e 419 cessazioni, con un saldo positivo di 111 imprese e un tasso di crescita dell’1,54%, il più elevato tra le province liguri. La Liguria, nel suo complesso, chiuse l’anno con 2.967 iscrizioni, 2.821 cessazioni e una crescita dello 0,34%, sostanzialmente in linea con il dato nazionale dello 0,35%. La spinta proveniva soprattutto dalle costruzioni. Nella provincia di Imperia il comparto contava 3.998 imprese artigiane attive, oltre la metà dell’intera base artigiana locale, e aveva registrato 329 aperture a fronte di 227 cessazioni. In Liguria le imprese artigiane delle costruzioni erano 21.365, con un saldo positivo di 219 unità. Più fragile risultava invece la manifattura regionale, che aveva perso 34 imprese nell’arco dell’anno. Questi segnali positivi non autorizzano però letture rassicuranti. La stessa analisi nazionale CNA mostra che tra il 2014 e il 2023 l’incidenza delle imprese artigiane sul totale è diminuita di 3,9 punti percentuali e quella degli addetti di 3,5 punti. Il problema non è soltanto quante imprese aprono o chiudono in un singolo anno, ma quanta capacità produttiva, quante professionalità e quanta autonomia economica un territorio riesce a conservare nel tempo. «I numeri confermano che l’artigianato, nella provincia di Imperia, è una vera infrastruttura economica e sociale», dichiara Luciano Vazzano, segretario di CNA Imperia. «Le nostre imprese entrano ogni giorno nelle case, nei cantieri, nelle officine, nei laboratori e nelle attività turistiche; rendono abitabili i paesi dell’entroterra e funzionanti le città della costa. Producono valore, ma svolgono anche una funzione di presidio: dove resta un’impresa, spesso resta una comunità più viva». «La crescita registrata nel 2023 dimostra la vitalità del sistema, ma non deve nascondere le fragilità strutturali. Molti imprenditori si avvicinano all’età del pensionamento senza avere un successore; le imprese faticano a trovare personale qualificato; i giovani incontrano ostacoli nell’accesso al credito, agli spazi produttivi e alla formazione tecnica. A tutto questo si aggiungono burocrazia, costi energetici, difficoltà infrastrutturali e un mercato locale segnato dalla stagionalità e dallo spopolamento delle aree interne». Per CNA Imperia occorre quindi un patto territoriale per l’artigianato che coinvolga Regione, Comuni, Camera di commercio, scuole, enti di formazione e sistema del credito. Le priorità sono concrete: orientamento precoce verso i mestieri e rafforzamento della formazione tecnico-professionale; incentivi all’apprendistato e all’ingresso dei giovani; accompagnamento alla trasmissione d’impresa; accesso più semplice a credito, innovazione e digitalizzazione; rigenerazione di botteghe e spazi produttivi; politiche specifiche per le imprese dell’entroterra; tempi amministrativi compatibili con quelli delle microimprese. «La trasmissione d’impresa deve diventare una politica economica a tutti gli effetti», prosegue Vazzano. «Quando chiude un’azienda sana perché manca chi possa raccoglierne il testimone, non perdiamo soltanto una partita IVA. Perdiamo clienti, fornitori, posti di lavoro, conoscenze costruite in decenni e un servizio spesso insostituibile. Formazione, affiancamento tra generazioni e strumenti finanziari dedicati devono convergere prima che il passaggio diventi un’emergenza». CNA Imperia condivide infine la necessità, richiamata a livello nazionale, di riportare l’artigianato al centro delle politiche industriali, formative e territoriali e di aggiornare la legge quadro n. 443 del 1985. La riforma dovrà riconoscere l’evoluzione reale dell’impresa artigiana, favorirne la crescita e l’innovazione senza cancellarne il tratto distintivo: la centralità del lavoro, della competenza e della responsabilità personale dell’imprenditore. «Nessuna piccola impresa può affrontare da sola trasformazioni così profonde», conclude Vazzano. «Aderire a un’associazione significa trasformare problemi individuali in una voce collettiva, avere competenze al proprio fianco e partecipare alle decisioni che determinano il futuro del territorio. Perché un’impresa isolata può resistere; imprese unite, rappresentate e ascoltate possono cambiare le regole e costruire futuro».
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