Contratti a termine nel pubblico impiego spagnolo, bocciate le misure anti-abuso
La Corte di giustizia dell’Unione europea giudica inadeguate le misure adottate dalla Spagna per contrastare l’abuso dei contratti a tempo determinato nel settore pubblico. Secondo i giudici di Lussemburgo, gli strumenti previsti dall’ordinamento spagnolo non garantiscono né sanzioni efficaci né una reale tutela dei lavoratori precari. Il caso deciso questa mattina riguarda una lavoratrice impiegata dal 2016 in un centro educativo pubblico di Madrid con sei contratti consecutivi a termine. In Spagna il suo rapporto è stato trasformato in una forma definita “non permanente a tempo indeterminato”, che le consente di restare in servizio fino alla copertura definitiva del posto, ma senza stabilizzazione piena. Per la Corte europea questa soluzione non basta: mantiene il lavoratore in una condizione di precarietà e non realizza il principio della stabilità occupazionale. Anche le indennità previste alla cessazione del rapporto vengono ritenute insufficienti, così come il sistema di responsabilità delle amministrazioni pubbliche, considerato troppo vago e poco dissuasivo. Toccherà ora alla Corte Suprema spagnola adeguare la propria interpretazione ai principi fissati dal diritto europeo.
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