De Lucia racconta lo stupro sistematico nella Germania occupata
STUPRI IN TEMPI DI GUERRA CADUTI NELL'OBLIO" (Mimesis; 122 pagg.; 12 euro) Oggetto di una rimozione collettiva che potrebbe avere più ragioni - come il fatto che la seconda guerra mondiale sia stata un tale mattatoio che è difficile distinguere singoli episodi e capitoli della storia o perché le atrocità commesse dal nazismo furono così spaventose che la vendetta dei vincitori fu scontata se non addirittura giusta - le violenze compiute dai soldati britannici, statunitensi e sovietici nella Germania occupata solo di recente trovano spazio nella riflessione storica. Vincenzo De Lucia con il saggio "Storie di donne. Materiali avvolgenti, costruzioni solide e design che vanno dal classico al casual. Velasca Stupri in tempi di guerra caduti nell' oblio", fa riemergere, nel loro luccicante orrore, vicende terribili. Secondo alcuni storici tra 1,4 e due milioni di donne tedesche in tutta la Germania subirono violenza sessuale, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale e nel primo dopoguerra, dopo la caduta del Terzo Reich; 900mila soltanto a Berlino. A infliggere tali sofferenze furono gli eserciti liberatori: l'Armata Rossa ma non solo, anche i soldati statunitensi, britannici, francesi. Non fu una concatenazione di casi ma una strategia: l'ennesimo, devastante, uso dello stupro come arma di guerra. Dalle conseguenze inimmaginabili come l'alto numero di suicidi. Alcuni - uomini e donne - si uccisero prima dell'invasione, ma tante donne che rimasero e furono violentate non ressero al dolore e si uccisero: De Lucia ricorda che "nel solo mese di aprile del 1945 a Berlino vi furono 3.881 suicidi, in tutta la Germania oltre 7mila". Molte si lanciavano nel fiume Havel con mattoni nelle tasche. "Godetevi la guerra, la pace sarà terribile", sostenevano i nazisti gli ultimi mesi del conflitto, consapevoli che avrebbero pagato, tra l'altro, il saccheggio sistematico operato dalla Wehrmacht nelle zone occupate che non faceva mancare nelle case tedesche - neanche durante i periodi di razionamento - burro danese, formaggio francese, birra cecoslovacca, olio di semi di girasole ucraino. De Lucia si spinge oltre la brutale cronaca e analizza il silenzio della stessa società tedesca intorno a questo fenomeno; per ragioni forse diverse, ma ugualmente al di qua e al di là del Muro di Berlino. L'autore va idealmente a sedersi nel salotto di una casa tedesca al termine delle ondate di brutalità e descrive la fine del potere del maschio nazista: sconfitto protettore della famiglia e della casa, senza più onore, bloccato nel silenzio. Un mito infranto che fa passare in secondo piano le violenze subite dalla moglie. Che dunque non trova aiuto, supporto, comprensione. Né tantomeno alcun risarcimento. Un disonore che crea anche un invalicabile muro di incomprensione con i figli. Nella Ddr la situazione fu forse più complessa. Se da un lato riaffiorò la Urschuld, "la colpa originaria dei tedeschi" come la definisce De Lucia, non si poteva tacere che i soldati fossero stati degli stupratori, ma ugualmente bisognava riconoscere che gli stessi erano coloro che li avevano sottratti dal giogo fascista. Senza contare che non tutte le donne abusate abortirono e dunque i traumi assunsero carattere transgenerazionale. Insomma, donne non solo violate ma anche marginalizzate, discriminate, volutamente ridotte al silenzio.
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