Gli Stati Uniti hanno attaccato di nuovo l’Iran
Nella notte tra lunedì e martedì (ora italiana) l’esercito statunitense è tornato a bombardare l’Iran, nello stesso giorno in cui una delegazione iraniana era arrivata a Doha, in Qatar, per partecipare ai negoziati per la fine della guerra. Non sappiamo se gli attacchi statunitensi rimarranno isolati, o se indichino l’inizio di una nuova fase: dal cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti cominciato ad aprile ci sono stati alcuni scontri e attacchi, soprattutto nello stretto di Hormuz, ma i bombardamenti erano stati sostanzialmente sospesi. Il portavoce del Comando interforze in Medio Oriente, Tim Hawkins, ha detto che gli Stati Uniti hanno colpito alcune postazioni per il lancio di missili nel sud dell’Iran e imbarcazioni che stavano «provando a piazzare mine» nello stretto di Hormuz. Hawkins ha presentato gli attacchi come difensivi: ha detto che servivano a «proteggere» soldati statunitensi da attacchi iraniani, ma non ha specificato altro sul tipo di minaccia e sugli obiettivi colpiti. Secondo un funzionario dell’esercito, rimasto anonimo e citato dal New York Times, l’Iran aveva lanciato missili verso le navi statunitensi schierate nel golfo dell’Oman e nel mar Arabico per bloccare le navi che commerciano con l’Iran. Non è chiaro se l’Iran abbia effettivamente colpito navi statunitensi, o se abbia causato altri danni. Lo stesso funzionario ha detto che gli attacchi statunitensi hanno colpito il porto iraniano meridionale di Bandar Abbas, dove c’è anche una base della marina iraniana. L’attacco statunitense contro le stazioni di lancio iraniane conferma che l’Iran ha ancora capacità missilistiche in grado di minacciare mezzi e militari statunitensi. In particolare, dovrebbe avere ancora a disposizione 30 delle sue 33 basi missilistiche lungo lo stretto di Hormuz, il passaggio fondamentale per il commercio globale che aveva bloccato all’inizio della guerra e da cui può continuare a minacciare le navi che tentano il passaggio senza accordarsi con le autorità iraniane.
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