Grande incertezza nelle elezioni generali in Irlanda: i primi tre partiti sono appaiati nei consensi

Regna un clima di incertezza nell’ambito delle elezioni parlamentari in Irlanda. Il Fianna Fail, il partito liberale di centrodestra del ministro degli Esteri Micheal Martin, è in testa nei sondaggi ma di appena un punto percentuale rispetto al Fine Gael, forza politica del premier Simon Harris e alleata nell’attuale maggioranza di governo. Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato da Business Post/Red C, il Fianna Fail si attesta al 21 per cento, con una tendenza in crescita. Il Fine Gael, invece, si ferma al 20 per cento, in calo di due punti percentuali. Stando a questo dato, i consensi a favore del Fine Gael sono i più bassi da quando Harris lo scorso marzo è diventato leader del partito. Fra i due alleati si insinua lo Sinn Fein, partito di sinistra ed espressione massima del nazionalismo irlandese, che cresce di due punti e raggiunge quota 20 per cento. Questa rilevazione ha un margine di errore del 3 per cento, un fatto che rende complessa qualsiasi previsione sull’esito del voto popolare. Un fatto certo è la tendenza al ribasso registrata dal Fine Gael: il sondaggio dell’edizione domenicale del quotidiano “Irish Indipendent” lo scorso fine settimana ha mostrato un calo del 4 per cento, mentre secondo il giornale “Irish Times” il calo mostrato è del 6 per cento. La campagna del Fine Gael è stata contrassegnata da controversie, fra cui spiccano le critiche rivolte dall’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, agli insegnanti – “non ho niente contro di loro ma non ne assumerei molti” – durante un evento elettorale a sostegno dell’esponente del partito Peter Burke; e il battibecco avvenuto a Cork fra Simon Harris e un’assistente sociale che si occupa di disabili che il premier in carica ha interrotto bruscamente. Sul Fine Gael pende anche la strana vicenda che coinvolge Patsy O’Brien, oramai ex membro del partito salito alla ribalta per aver inviato delle immagini pornografiche a una donna parte dello staff. La vicenda ha portato all’espulsione di O’Brien che corre comunque alle elezioni, ma come candidato indipendente. Dall’altra parte si segnala la fiducia dello Sinn Fein vista l’ascesa nei consensi registrata nelle ultime settimane. La leader del partito, Mary Lou McDonald, ha dichiarato di vedere un percorso che porta verso la vittoria. “È molto chiaro ora che ci può essere un governo che vada oltre il Fine Gael e il Fianna Fail e che, per la prima volta, potremmo avere un governo guidato dallo Sinn Fein”, ha dichiarato McDonald nei giorni scorsi. Un netto cambio di passo per la formazione che per l’intero periodo dei cosiddetti Troubles – il conflitto settario irlandese avvenuto fra gli anni Settanta e metà degli anni Novanta – è stato il braccio politico dell’Irish Republican Army (Ira), l’organizzazione paramilitare indipendentista irlandese. Lo Sinn Fein ha iniziato la campagna elettorale abbastanza malconcio e ammaccato da una serie disastrosa di risultati delle elezioni locali della scorsa estate. Succeduta alla guida del partito a Gerry Adams nel 2018 – diventando così la prima leader del partito non legata ai Troubles –, Mary Lou McDonald ha avuto una buona resa nei due dibattiti televisivi organizzati durante la campagna elettorale. Sembra improbabile, tuttavia, che questa tendenza positiva in termini di consensi riesca a portare McDonald a diventare la prima taoiseach (primo ministro) donna dell’Irlanda. Nel 2020, quando si sono tenute le ultime elezioni generali, lo Sinn Fein ha ottenuto il maggior numero di voti in termini di preferenze, pur piazzandosi al secondo posto nella ripartizione dei seggi, un risultato frutto del complesso sistema elettorale proporzionale irlandese. Negli anni successivi, i sondaggi hanno mostrato un’impennata dei consensi del partito sino a circa il 35 per cento, consensi che sembravano avvicinare la forza nazionalista all’annoso obiettivo di un’Irlanda unita. Tuttavia, da quel momento la popolarità dello Sinn Fein è crollata a causa di approcci poco chiari sulle politiche migratorie e una serie di scandali interni. Di conseguenza, anche il sostegno all’unificazione dell’isola si è arenato. Sono necessari circa 88 seggi per formare una maggioranza nel Dail Eireann, la camera bassa del Parlamento, e poiché nessun partito dovrebbe ottenere più di 40 seggi, sembra inevitabile che per guidare il governo a Dublino sia necessaria una nuova coalizione. Sia il Fianna Fail che il Fine Gael hanno escluso la possibilità di formare una coalizione con lo Sinn Fein, il che rende altamente improbabile le velleità di McDonald di formare un governo. Dall’altra parte Harris, il più giovane primo ministro irlandese di sempre (38 anni) e noto anche come il “taoiseach di TikTok”, ha puntato tutto sulla sua vicinanza alle istanze dei giovani, affermando spesso di comprendere le loro frustrazioni su questioni chiave come la crisi immobiliare e l’elevato costo della vita. Micheal Martin, attuale Tanaiste – ministro della Difesa e degli Esteri – ha già ricoperto la carica di primo ministro per i primi due anni e mezzo di questa legislatura grazie all’accordo di alternanza fra Fianna Fail e Fine Gael. Sebbene storicamente rivali, i due partiti centristi hanno sperimentato con un discreto successo un’alleanza di governo che ha compreso anche i Verdi: la ripetizione di questo scenario, con il partito ecologista che si attesta intorno al 4 per cento, sembra al momento l’opzione più probabile per evitare all’Irlanda di restare impantanata in un’impasse istituzionale che rischierebbe di aggravare alcuni dei principali problemi del Paese, dalla crisi immobiliare alle liste d’attesa per l’assistenza sanitaria, dal costo della vita all’immigrazione, sino a un potenziale calo degli investimenti esteri dopo l’arrivo al potere della nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.
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