Il conflitto in Iran sta determinando il più grande blocco nel mercato petrolifero della storia

Apr 23, 2026 - 00:18
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Il conflitto in Iran sta determinando il più grande blocco nel mercato petrolifero della storia

Il conflitto in Iran sta determinando il più grande blocco nel mercato petrolifero della storia. Lo evidenzia l'ultimo Rapporto sul Mercato Petrolifero pubblicato oggi dall'International Energy Agency (IEA) che prevede per quest'anno una contrazione della domanda di petrolio pari ad 80.000 barili al giorno a causa del conflitto ed una diminuzione di 1,5 milioni di barili al giorno nel solo secondo trimestre del 2026 che - evidenzia il rapporto - è la più marcata da quando il Covid-19 ha ridotto drasticamente il consumo di carburante. Il documento specifica che, inizialmente, i tagli più consistenti nell'uso del petrolio si sono registrati in Medio Oriente e nella regione Asia-Pacifico, e hanno riguardato principalmente nafta, GPL e carburante per aerei. Tuttavia la contrazione della domanda si estenderà a causa della persistenza della scarsità di prodotto e dei prezzi elevati. A marzo 2026 l'offerta globale di petrolio è crollata di 10,1 milioni di barili al giorno attestandosi a 97 mb/d. La produzione dell'OPEC+ è diminuita di 9,4 mb/d su base mensile, raggiungendo i 42,4 mb/d, mentre l'offerta dei paesi non OPEC+ è calata di 770.000 barili al giorno scendendo a 54,7 mb/d, con una minore produzione del Qatar che è stata compensata dagli aumenti registrati in Brasile e negli Stati Uniti. Il rapporto spiega che la lavorazione globale di greggio continua a risentire delle interruzioni nell'approvvigionamento di materie prime e dei danni alle infrastrutture che mettono sotto pressione i mercati globali dei prodotti petroliferi. Ad aprile, le raffinerie del Medio Oriente e dell'Asia, già limitate nell'approvvigionamento di materie prime, hanno ridotto la lavorazione di circa sei mb/d, portandola a 77,2 mb/d. Attualmente si prevede che la lavorazione globale di greggio diminuirà in media di 1 mb/d nel 2026, attestandosi a 82,9 mb/d. Le scorte globali di petrolio sono diminuite di 85 milioni di barili a marzo, con le riserve al di fuori del Golfo Persico che sono calate di ben 205 milioni di barili (-6,6 milioni di barili al giorno) a causa del blocco dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. Allo stesso tempo, con sbocchi limitati dopo l'effettiva chiusura dello Stretto, le scorte di greggio e prodotti petroliferi presenti sulle navi in Medio Oriente sono aumentate di 100 milioni di barili e le scorte di greggio a terra nella regione sono cresciute di 20 milioni di barili. Il rapporto rende noto che, intanto, la Cina ha aggiunto 40 milioni di barili di greggio alle proprie scorte. Inoltre, il documento sottolinea che a marzo 2026 i prezzi del petrolio hanno registrato il maggiore aumento mensile di sempre, con i prezzi di riferimento del petrolio spot e i relativi differenziali che sono schizzati alle stelle, superando l'andamento dei mercati futures, mentre le raffinerie si affannavano a sostituire i carichi bloccati provenienti dal Medio Oriente. Il documento specifica che al momento della pubblicazione del rapporto il Dated Brent veniva scambiato a circa 130 dollari al barile, ovvero 60 dollari al barile in più rispetto ai livelli pre-conflitto. Il rapporto dell'IEA rileva che la ripresa dei trasporti attraverso lo Stretto di Hormuz rimane la variabile più importante per allentare la pressione sulle forniture energetiche, sui prezzi e sull'economia globale. All'inizio di aprile le spedizioni marittime attraverso lo Stretto rimanevano fortemente limitate, con carichi di greggio, gas naturale e prodotti raffinati pari a una media di circa 3,8 milioni di barili al giorno rispetto agli oltre 20 milioni di barili al giorno di febbraio, prima della crisi. Nel contempo le esportazioni attraverso rotte alternative - in particolare dalla costa occidentale dell'Arabia Saudita e da Fujairah, sulla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti, nonché attraverso l'oleodotto ITP che collega l'Iraq a Ceyhan, in Turchia - erano aumentate a 7,2 milioni di barili al giorno rispetto a meno di quattro milioni di barili al giorno prima della guerra. Nel complesso, la riduzione delle esportazioni di petrolio supera i 13 milioni di barili al giorno, con conseguente diminuzione della produzione e con danni alle infrastrutture energetiche nella regione che hanno comportato perdite cumulative di approvvigionamento superiori a 360 milioni di barili a marzo e 440 milioni di barili previsti per aprile. Il rapporto spiega che sia dal lato del consumo che da quello della produzione si sta attingendo alle scorte di petrolio per mitigare l'impatto immediato delle interruzioni degli approvvigionamenti. A marzo, le scorte globali di petrolio sono diminuite di 85 milioni di barili nonostante un accumulo di scorte sia terrestri che offshore in Medio Oriente e ulteriori incrementi delle scorte in Cina. Il calo maggiore si è registrato per il petrolio in mare a seguito della quasi totale interruzione delle partenze dei produttori del Golfo dipendenti dallo Stretto di Hormuz. Le scorte di petrolio greggio nei Paesi importatori in Asia sono diminuite di 31 milioni di barili, e si prevedono ulteriori cali ad aprile. Il documento osserva che, laddove le scorte di petrolio non sono riuscite a colmare il divario, la domanda ha subito un duro colpo. In particolare, i produttori petrolchimici asiatici hanno ridotto i livelli di produzione a causa dell'esaurimento delle materie prime. Anche le famiglie e le imprese che utilizzano GPL sono state colpite, mentre le cancellazioni dei voli in Medio Oriente, in alcune parti dell'Asia e in Europa hanno portato ad un forte calo del consumo di carburante per aerei. Inoltre, un numero crescente di paesi ha implementato politiche per ridurre la domanda, mentre altri hanno adottato misure per proteggere i consumatori dal pieno impatto dell'aumento dei prezzi del carburante. Nel complesso, si stima che a marzo la domanda globale di petrolio si sia contratta di 800.000 barili al giorno e che ad aprile diminuirà di 2,3 milioni di barili al giorno. Attualmente, si prevede che la domanda globale di petrolio diminuirà in media di 80.000 barili al giorno nel 2026, rispetto alla crescita di 730.000 barili al giorno prevista nel rapporto dell'IEA del mese scorso.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.