Il problema è culturale, contro la violenza di genere serve la formazione
Il problema è culturale. Un uomo potrà avere 20 o 70 anni, ma se alla base c'è una cultura patriarcale avrà sempre la stessa visione della donna vista come un oggetto, su cui si possono esercitare controllo e violenza. Non usa giri di parole l'ex magistrato Francesco Menditto per affrontare il tema della violenza sulle donne. Un modo di agire e di pensare che però, con gli strumenti giusti, può essere arginato: "Noi magistrati, come tutta la società, dobbiamo aumentare la conoscenza sul perché ci sia la violenza - spiega - e la formazione può farlo". Non solo, può aiutare a spiegare gli episodi "anche meglio di prima". Menditto, interpellato sul caso della 13enne vittima di violenza sessuale a Torino, non entra nel merito della decisione del giudice. Anche perché "la discrezionalità del magistrato è una garanzia per tutti, nessuno può sostituirsi a lui, ma è legittimo criticare", precisa. L'ex procuratore ricorda poi che la violenza sessuale nei confronti di una minorenne è un reato "gravissimo" punito dagli 8 ai 16 anni di reclusione. Inoltre il codice prevede dal 2009 per questo delitto "l'idoneità della sola custodia cautelare in carcere a meno che il giudice non motivi espressamente perché non è necessaria nel caso specifico". Per l'episodio di Torino, secondo il gip, a carico dell'indagato ci sono certamente "gravi indizi di colpevolezza". Ma non sussisteva, in questo caso, il "fondato" pericolo di fuga. Quanto alle esigenze cautelari, a parere del giudice potevano essere garantite dalla misura restrittiva dell'obbligo di firma. Menditto, che è anche consulente della commissione parlamentare sul femminicidio, ritorna, poi, sul tema della violenza sessuale e sul problema culturale: se si minimizza una molestia sull'autobus o il comportamento di un uomo che impone rapporti alla moglie, allora "non abbiamo capito nulla. Si tratta di violenze sessuali". Sul caso di Torino, dunque, non entra nel merito e fa notare che "ogni procedimento è diverso dall'altro". A questo proposito sottolinea come non siano "le ispezioni ministeriali a risolvere questo tema: si fanno in casi specifici, non per l'interpretazione di una norma che potremmo ritenere non corretta o lontana dal comune senso di giustizia". E, dunque, bisogna puntare sulla formazione e sulla specializzazione dei magistrati. L'ex procuratore ricorda, infatti, che la legge sul femminicidio prevede, per la prima volta, l'obbligatorietà della formazione in materia di codice rosso. La conoscenza e la preparazione, quindi, come strumento di prevenzione contro la violenza maschile sulle donne.
Qual è la tua reazione a questa notizia?