Il problema è culturale, contro la violenza di genere serve la formazione

Sep 10, 2026 - 00:40
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Il problema è culturale, contro la violenza di genere serve la formazione

Il problema è culturale. Un uomo potrà avere 20 o 70 anni, ma se alla base c'è una cultura patriarcale avrà sempre la stessa visione della donna vista come un oggetto, su cui si possono esercitare controllo e violenza. Non usa giri di parole l'ex magistrato Francesco Menditto per affrontare il tema della violenza sulle donne. Un modo di agire e di pensare che però, con gli strumenti giusti, può essere arginato: "Noi magistrati, come tutta la società, dobbiamo aumentare la conoscenza sul perché ci sia la violenza - spiega - e la formazione può farlo". Non solo, può aiutare a spiegare gli episodi "anche meglio di prima". Menditto, interpellato sul caso della 13enne vittima di violenza sessuale a Torino, non entra nel merito della decisione del giudice. Anche perché "la discrezionalità del magistrato è una garanzia per tutti, nessuno può sostituirsi a lui, ma è legittimo criticare", precisa. L'ex procuratore ricorda poi che la violenza sessuale nei confronti di una minorenne è un reato "gravissimo" punito dagli 8 ai 16 anni di reclusione. Inoltre il codice prevede dal 2009 per questo delitto "l'idoneità della sola custodia cautelare in carcere a meno che il giudice non motivi espressamente perché non è necessaria nel caso specifico". Per l'episodio di Torino, secondo il gip, a carico dell'indagato ci sono certamente "gravi indizi di colpevolezza". Ma non sussisteva, in questo caso, il "fondato" pericolo di fuga. Quanto alle esigenze cautelari, a parere del giudice potevano essere garantite dalla misura restrittiva dell'obbligo di firma. Menditto, che è anche consulente della commissione parlamentare sul femminicidio, ritorna, poi, sul tema della violenza sessuale e sul problema culturale: se si minimizza una molestia sull'autobus o il comportamento di un uomo che impone rapporti alla moglie, allora "non abbiamo capito nulla. Si tratta di violenze sessuali". Sul caso di Torino, dunque, non entra nel merito e fa notare che "ogni procedimento è diverso dall'altro". A questo proposito sottolinea come non siano "le ispezioni ministeriali a risolvere questo tema: si fanno in casi specifici, non per l'interpretazione di una norma che potremmo ritenere non corretta o lontana dal comune senso di giustizia". E, dunque, bisogna puntare sulla formazione e sulla specializzazione dei magistrati. L'ex procuratore ricorda, infatti, che la legge sul femminicidio prevede, per la prima volta, l'obbligatorietà della formazione in materia di codice rosso. La conoscenza e la preparazione, quindi, come strumento di prevenzione contro la violenza maschile sulle donne.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.