Il vuoto europeo nella politica climatica: un test per la credibilità alla Cop30
Tradizionalmente considerata un faro nella definizione degli obiettivi climatici globali, l’Unione europea si trova oggi in difficoltà nel rispettare i tempi per la presentazione delle nuove Ndc (Nationally determined contributions) in vista della Cop30 che si terrà dal 10 al 21 novembre 2025 a Belém, Brasile. Mentre altri grandi attori internazionali hanno già annunciato o aggiornato i loro impegni climatici, l’Ue non ha ancora formalizzato una nuova Ndc che copra il periodo intermedio – in particolare il 2035 – né ha definito con chiarezza la traiettoria al 2040. In una riunione del Consiglio dei ministri dell’Ambiente tenutasi il 22 ottobre, è stato nuovamente rinviato un accordo sui due target chiave (2035-2040). Nonostante la Commissione europea avesse proposto un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90 per cento entro il 2040 (rispetto al 1990) nella sua legge sul clima, tale proposta non ha trovato ancora consenso tra i Paesi membri. Le Ndc rappresentano i piani che ogni Paese si impegna a seguire per contribuire all’obiettivo dell'accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C sopra i livelli pre-industriali. Se una forza trainante come l’Ue ritarda o mostra segnali di debolezza, ciò può minare la fiducia e l’efficacia della diplomazia climatica. Una recente analisi segnala che, finora, le Ndc presentate da molti Paesi porterebbero a una riduzione delle emissioni di appena il 10 per cento entro il 2035 rispetto al 2019 — ben al di sotto di ciò che servirebbe per il 1,5 °C.
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