In Italia, secondo gli ultimi dati forniti da Assodelivery operano circa 30.000 rider

Feb 12, 2026 - 00:26
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In Italia, secondo gli ultimi dati forniti da Assodelivery operano circa 30.000 rider

In Italia, secondo gli ultimi dati forniti da Assodelivery, l’associazione datoriale che rappresenta le principali piattaforme di food delivery, operano circa 30.000 rider, inquadrati prevalentemente con rapporti di lavoro autonomo (soprattutto collaborazioni occasionali e partite IVA) e, in misura residuale, con rapporti di lavoro parasubordinato (co.co.co.). Una inchiesta condotta nel 2024 da NIdiL CGIL su un campione di circa 500 rider delinea un settore caratterizzato da una forte precarietà e una netta prevalenza maschile (91,7%), con un'età compresa principalmente tra i 21 e i 39 anni. Il comparto presenta una rilevante componente di lavoratori migranti, che costituiscono quasi un terzo del campione: tra questi spicca la comunità pakistana (25,1%), seguita da quelle di Bangladesh, Afghanistan, India e Iran. Per la maggioranza degli intervistati (76,4%), le consegne rappresentano la principale fonte di reddito, richiedendo un impegno di 6-7 giorni a settimana (72,9%) per 7-10 ore giornaliere. Oltre la metà dei rider opera per più piattaforme contemporaneamente. Sotto il profilo economico, i guadagni medi per consegna si attestano tra i 2 e i 4 euro lordi per il 56,3% dei casi. Questi compensi risultano erosi dai tempi morti di attesa presso i ristoranti, che superano i 10-20 minuti nel 50,5% dei casi, e dai costi vivi di manutenzione del mezzo, carburante e telefono, che per il 31% dei rider superano i 200 euro mensili. Quasi la totalità utilizza mezzi propri (92,5%), percorrendo spesso oltre 40 km al giorno. La sicurezza sul lavoro è un'area critica: il 39,8% dei rider dichiara di aver subito almeno un infortunio, ma solo il 17,6% ha ricevuto un risarcimento. La sottodenuncia è alimentata dal timore di penalizzazioni algoritmiche o dalla scarsa conoscenza dei diritti assicurativi. La formazione è giudicata insufficiente, poiché erogata quasi esclusivamente online (71,3%), spesso solo in lingua italiana (81,9%) e con una durata inferiore alle due ore. I dispositivi di protezione individuale (DPI) mancano per un rider su quattro e sono spesso inadeguati ai rischi stradali e climatici. La governance algoritmica esercita un controllo pervasivo: un lavoratore su tre ha subito il blocco dell'account e, nel 79,6% dei casi, ciò è avvenuto senza alcuna comunicazione delle motivazioni. Le rivendicazioni sindacali si concentrano sull'aumento dei compensi per ordine (71,7%), sul riconoscimento del tempo di lavoro effettivo per superare il cottimo, sull'introduzione di rimborsi spese e sul rafforzamento delle tutele per malattia e sicurezza. NIdiL CGIL punta, inoltre, al recepimento della Direttiva UE 2024/2831 per garantire la presunzione legale di subordinazione e la trasparenza degli algoritmi. “Dai tavoli di interlocuzione tra NIdiL e le principali piattaforme di food delivery che vengono convocati ogni settimana per affrontare e risolvere le segnalazioni e i problemi individuali occorsi ai rider e dal sistema dei servizi nelle Case dei Rider e nelle Camere del Lavoro emergono spesso le specifiche difficoltà dei lavoratori migranti, facilmente vittime di nuove forme di caporalato. Le ultime inchieste giornalistiche evidenziano come anche le forze dell’ordine siano impegnate nel contrasto ai fenomeni di illegalità e sfruttamento a spese di queste categorie estremamente fragili, imbrigliate nei meccanismi del rilascio dei permessi di soggiorno e richieste d’asilo” spiega Roberta Turi, segretaria nazionale NIdiL CGIL nell’introduzione ad un dossier sui rider nel food delivery diffuso oggi dal sindacato. “Le battaglie legali di questi anni hanno dimostrato e confermato, punto per punto, la correttezza delle nostre rivendicazioni. Dai tribunali di Palermo, Torino, Milano e Firenze, le sentenze hanno riconosciuto che i rider non sono lavoratori autonomi, ma persone dirette e controllate dalle piattaforme, titolari quindi dei diritti tipici del lavoro su-bordinato: retribuzione minima, tutela contro i licenziamenti illegittimi, sicurezza sul lavoro, copertura INAIL e contribuzione piena. Ogni decisione giudiziaria ha consolidato un principio chiaro: le piattaforme non possono operare in una zona franca di diritti, e la tecnologia non può diventare uno strumento di sfruttamento. Oggi questo patrimonio di vertenze vinte rappresenta la base concreta per la nostra azione sindacale e per una nuova stagione di contrattazione collettiva e di riforme” si legge nelle conclusioni del dossier.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.