Iran: in Pakistan colloqui sugli sforzi diplomatici per la fine del conflitto. Usa preparano settimane di operazioni di terra
Si tengono oggi, domenica 29, a Islamabad i colloqui tra ministri degli Esteri di Pakistan, Turchia, Egitto e Arabia Saudita per discutere le iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra in Iran. Secondo quanto riportato dal governo pachistano, ieri (sabato 28) sono arrivati nella capitale del Paese i ministri degli Esteri di Turchia (Hakan Fidan), Egitto (Badr Abdelatty) e Arabia Saudita (Faisal bin Farhan). Al centro dei colloqui, gli sforzi per una de-escalation delle tensioni nella regione. I ministri, inoltre, incontreranno il premier pachistano Shabbaz Sharif. Nell’ultima settimana il Pakistan ha rafforzato l’impegno diplomatico per mediare tra Stati Uniti e Iran, trasmettendo messaggi fra le parti per portare a un negoziato. Da una parte, Islamabad mantiene legami di lunga data con Teheran e con i Paesi del Golfo, mentre dall’altra Sharif e il capo dell’esercito Amin Munir hanno un rapporto di vicinanza con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Nei giorni scorsi, proprio tramite il Pakistan, Trump ha trasmesso a Teheran un piano di 15 punti per il cessate il fuoco. L’Iran ha respinto tale proposta e ha stabilito cinque condizioni per porre fine alla guerra. Secondo quanto riferito dall’emittente iraniana “Press Tv”, citando un funzionario a conoscenza dei dettagli della proposta, l’Iran “porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni”. Per Teheran le proposte sono “eccessive” e “scollegate dalla realtà” del fallimento statunitense sul campo di battaglia. Le condizioni poste dall’Iran includono una cessazione totale delle “aggressioni e degli assassinii”; l’istituzione di “meccanismi concreti” per garantire che la guerra non si ripeta in futuro; il risarcimento dei danni di guerra; la fine degli attacchi contro i gruppi filo-iraniani in tutta la regione; il rispetto della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz quale “diritto naturale e legale”. Ieri, il primo ministro Pakistan Shabbaz Sharif ha avuto un colloquio telefonico con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Secondo quanto riferito dall’ufficio di Sharif, la telefonata è durata circa un’ora e ha riguardato gli sforzi di pace. Da parte sua, Pezeshkian ha sottolineato che per creare le condizioni di un negoziato “è necessaria la fiducia” tra le parti. Sharif ha informato il presidente iraniano degli sforzi diplomatici del Pakistan “volti a creare un ambiente favorevole ai colloqui di pace”. Pezeshkian, si legge nella nota, “pur apprezzando i sinceri sforzi diplomatici del primo ministro, ha condiviso il suo punto di vista sulle ostilità in corso perpetrate da Israele contro l’Iran” e ha sottolineato “la necessità di costruire fiducia al fine di facilitare i colloqui e la mediazione”. Sempre ieri, il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi, ha sentito l’omologo della Turchia, Hakan Fidan. Secondo quanto riportato in una nota dall’ufficio di Araghchi, “il ministro ha ringraziato la Turchia e altri Paesi della regione per gli sforzi volti a porre fine alla guerra” e ha ribadito che “le aggressioni e i crimini commessi dagli Stati Uniti e dal regime sionista (Israele) contro l’Iran sono la causa principale della situazione attuale e dell’insicurezza nella regione”. Secondo Araghchi “il problema principale sono i comportamenti contraddittori e le richieste irragionevoli” degli Stati Uniti, che “suscitano molti dubbi e aumentano la sfiducia”. Da parte sua, Fidan ha riaffermato l’approccio di Ankara per porre fine alla guerra e ha manifestato la disponibilità a svolgere “un ruolo costruttivo” nella risoluzione della crisi attuale. La sfiducia dell’Iran verso la controparte “è comprensibile, poiché l’Iran è stato attaccato militarmente due volte nel corso delle trattative”, ha detto Fidan secondo quanto riportato nella nota. Successivamente, il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar ha annunciato che Teheran ha accettato di permettere il passaggio di 20 navi con bandiera pachistana nello Stretto di Hormuz. In un post su X, Dar ha informato che in base a questo accordo, due navi pachistane al giorno possono attraversare lo Stretto. “Questo è un gesto benvenuto e costruttivo da parte dell’Iran e merita apprezzamento,” ha detto Dar. “È un simbolo di pace e aiuterà a portare stabilità nella regione”. Secondo il ministro pachistano, la mossa rappresenta un passo significativo verso la de-escalation e contribuisce a rafforzare gli sforzi per la pace.
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