Iran. Orrore nel carcere di Evin: “porte saldate, detenuti in trappola”

Mar 24, 2026 - 00:50
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Iran. Orrore nel carcere di Evin: “porte saldate, detenuti in trappola”

Nuove accuse inquietanti emergono dal carcere di Prigione di Evin, simbolo della repressione in Iran. Secondo attivisti e fonti rilanciate sui social, le porte di alcune celle sarebbero state saldate dall’esterno, trasformando i reparti in vere e proprie trappole mortali in caso di emergenze come incendi o crolli. Le segnalazioni parlano di detenuti impossibilitati a uscire autonomamente dalle celle. In caso di terremoti, incendi o attacchi – eventualità non remote in una struttura già colpita in passato – i prigionieri rischierebbero di restare intrappolati senza possibilità di salvezza. Non è la prima volta che la sicurezza interna del carcere viene messa in discussione. Nel 2022 un incendio nella struttura provocò morti e decine di feriti, riaccendendo i riflettori sulle condizioni dei detenuti. Situato a nord di Teheran, Evin è noto da decenni come uno dei luoghi più temuti del sistema penitenziario iraniano. Qui vengono rinchiusi oppositori politici, giornalisti, attivisti e cittadini stranieri. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo: sovraffollamento estremo, torture e maltrattamenti ed accesso limitato alle cure mediche Con una popolazione stimata in migliaia di detenuti, la struttura è considerata il cuore della macchina repressiva del Paese. Le nuove accuse sulle “porte saldate” aggravano un quadro già drammatico. Secondo gli attivisti, questa pratica trasformerebbe ogni incidente in una possibile strage. Il timore è concreto: in passato anche familiari dei detenuti avevano lanciato l’allarme dopo episodi di violenza e attacchi alla struttura, sottolineando come i prigionieri siano spesso esposti a rischi mortali senza protezione. Le denunce stanno attirando l’attenzione di organizzazioni internazionali e governi occidentali. Si chiede a Teheran di garantire condizioni minime di sicurezza e trasparenza. Per ora, dalle autorità iraniane non sono arrivate conferme né smentite ufficiali. Ma il silenzio contribuisce ad alimentare i sospetti. Le accuse segnerebbero un ulteriore salto di gravità nella gestione del carcere di Evin: non solo luogo di detenzione, ma spazio dove anche la sopravvivenza fisica dei detenuti sarebbe messa a rischio. Una situazione che, secondo gli attivisti, “non può più essere ignorata”.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.