Iraq: al via la nuova legislatura tra lo stallo politico ed il nodo della presidenza del Parlamento

Jan 2, 2026 - 00:21
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Iraq: al via la nuova legislatura tra lo stallo politico ed il nodo della presidenza del Parlamento

L’Iraq entra in una fase politicamente delicata con l’avvio della sesta legislatura del Parlamento, chiamato a insediarsi dopo le elezioni legislative dell’11 novembre, che hanno registrato un’affluenza superiore al 56 per cento. L’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sulla prima seduta dell’Assemblea, prevista per domani, lunedì 29 dicembre, durante la quale i deputati dovranno prestare giuramento ed eleggere la presidenza del Parlamento, composta da un presidente e due vicepresidenti. Un passaggio formale, ma cruciale, che al momento resta bloccato da profonde divisioni politiche. Dopo il 2003, l’Iraq ha adottato un modello di condivisione del potere basato su equilibri etnici e confessionali non scritti ma consolidati nella prassi. Secondo questo schema, la carica di presidente del Parlamento spetta tradizionalmente al componente sunnita, quella di primo vicepresidente al componente sciita e quella di secondo vicepresidente al componente curdo. Questo meccanismo, pensato per garantire inclusività, ha però spesso prodotto lunghi negoziati e paralisi istituzionali. La situazione attuale ne è un esempio. Nonostante la convocazione ufficiale della prima seduta, le principali forze politiche sunnite, sciite e curde non hanno ancora indicato i propri candidati per le tre cariche. Un ritardo che ha spinto il Consiglio supremo della magistratura a lanciare un monito, ricordando che qualsiasi tentativo di rinviare la seduta o prolungarla oltre i limiti previsti rappresenterebbe una violazione esplicita della Costituzione. Dal punto di vista procedurale, il Parlamento ha quindici giorni di tempo per eleggere la propria presidenza. Fino ad allora, la seduta sarà presieduta dal deputato più anziano, secondo quanto stabilito dalla legge. Tuttavia, il clima politico fa temere che anche questa finestra temporale possa non essere sufficiente a sciogliere i nodi aperti. Particolarmente complessa appare la partita interna al fronte sciita, riunito in larga parte nel cosiddetto Quadro di coordinamento. Questo blocco, che raccoglie partiti e movimenti influenti nella maggioranza parlamentare, è impegnato in un acceso confronto sulla nomina del primo vicepresidente del Parlamento. Secondo fonti politiche citate dall’agenzia “Shafaq News”, esisterebbe un’intesa di massima per assegnare l’incarico a una forza politica vicina alle fazioni armate o comunque dotata di un proprio apparato militare. Una scelta che riflette il peso ancora rilevante delle milizie nella vita politica irachena. All’interno di questo perimetro, la competizione si è progressivamente ristretta a pochi nomi. Tra i candidati figurano esponenti legati ad Asaib Ahl al Haq (partito-milizia legato all’Iran), il ministro del Lavoro Ahmed al Asadi e il deputato Mohsen al Mandalawi, ai quali si è recentemente aggiunto un quarto nome, Yasser Sakheel, esponente della coalizione Stato di diritto che fa capo all’ex premier Nouri al Maliki. Le trattative sono intense e proseguono fino alle ultime ore, in un contesto segnato da rivalità personali e da equilibri di potere fragili. Sul fronte sunnita, la situazione non è meno complicata. Le forze che fanno capo al Consiglio politico sunnita sono chiamate a trovare un’intesa su un candidato unitario alla presidenza del Parlamento. Le divisioni interne, però, rischiano di indebolire la loro capacità negoziale, proprio nel momento in cui la comunità sunnita punta a riaffermare un ruolo centrale nelle istituzioni. Anche i partiti curdi sono coinvolti nel braccio di ferro. A loro spetta la designazione del secondo vicepresidente, ma le tradizionali rivalità tra le principali formazioni del Kurdistan iracheno rendono difficile una scelta condivisa. In questo quadro, ogni blocco attende le mosse degli altri, alimentando una dinamica di stallo reciproco. Il ritardo nell’avvio effettivo dei lavori parlamentari rischia di avere ripercussioni concrete sulla vita del Paese. L’Iraq affronta sfide strutturali rilevanti: disoccupazione elevata, carenza di servizi essenziali, crisi abitativa e una forte dipendenza dalle entrate petrolifere. Molti cittadini, che hanno partecipato al voto con un’affluenza considerata significativa per gli standard recenti, nonostante il boicottaggio del movimento sadrista, guardano con crescente frustrazione a una classe politica percepita come distante dalle esigenze reali.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.