Kazakhstan: Dna svela nuovi segreti sull’Uomo d’oro e sulle dinastie scite
Il sequenziamento del primo genoma completo dell’Uomo d’oro del Kazakhstan ha confermato che l’iconica figura dell’Età del ferro era geneticamente di sesso maschile, portando alla luce nuove prove secondo cui le élite scite trasmettevano il proprio status attraverso potenti dinastie familiari. Lo rende noto “Kazinform”, citando uno studio internazionale condotto da ricercatori di Stati Uniti, Kazakhstan, Germania, Australia e Corea del Sud, che ha coinvolto l’Università del Texas ad Austin, l’Istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva, l’Università di Tubinga, l’Università di Adelaide, l’Università nazionale di Seul, l’Istituto di genetica e fisiologia, l’Istituto di archeologia Margulan, l’Università nazionale kazakha Al Farabi e le riserve museali storico-culturali statali di Issyk e Berel. Lo studio ha analizzato i genomi di 85 persone sepolte nella steppa eurasiatica tra il 900 e il 200 avanti Cristo, inclusi i primi dati genetici sull’Uomo d’oro, una delle scoperte archeologiche più celebri del Kazakhstan. Rinvenuto nel 1969 nel tumulo di Issyk, a est di Almaty, il corpo era sepolto in una camera intatta risalente a un periodo compreso tra il Quattrocento e il Trecento avanti Cristo, insieme a oltre 4 mila ornamenti d’oro, una spada e un pugnale di ferro, uno specchio di bronzo, ceramiche e vasellame d’argento, bronzo e legno, elementi che rendono la tomba una delle più ricche sepolture saka mai scoperte. I ricercatori segnalano inoltre che una ciotola d’argento rinvenuta nel sito reca un’iscrizione di 26 caratteri non ancora decifrata. Sebbene gli archeologi avessero da tempo associato l’Uomo d’oro alla cultura saka dell’Età del ferro, restavano dubbi sul sesso biologico dell’individuo, ora risolti grazie all’analisi del Dna. Lo studio ha inoltre mostrato che il defunto rientra nella diversità genetica delle altre popolazioni saka dell’epoca, pur presentando una quota leggermente maggiore di ascendenza legata alle antiche popolazioni dell’Asia centrale meridionale. I dati genetici sull’Uomo d’oro si inseriscono in un’indagine più ampia sulle origini della gerarchia sociale tra i nomadi dell’Età del ferro. Confrontando gli individui d’élite sepolti in tumuli riccamente corredati con quelli sepolti in tombe più semplici, i ricercatori hanno riscontrato che gli individui di alto status erano molto più spesso legati da stretti vincoli di parentela. In un caso emblematico, l’analisi del Dna ha rivelato che un uomo d’élite era il nonno di due individui sepolti in cimiteri diversi, distanti tra i 50 e i 140 chilometri, a indicare che il potere politico e lo status sociale venivano mantenuti all’interno della stessa famiglia per più generazioni. Lo studio ha inoltre trovato prove di matrimoni tra consanguinei all’interno di alcune famiglie d’élite, con una popolazione effettiva più ridotta rispetto alla comunità più ampia, segno che la classe dirigente rimaneva relativamente chiusa. I ricercatori concludono che le prove genetiche confermano l’emergere di dinastie ereditarie tra le élite scite dell’Età del ferro.
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