La Danimarca si affida anche all’industria della difesa italiana per il pattugliamento dell’Artico

Feb 11, 2026 - 00:59
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La Danimarca si affida anche all’industria della difesa italiana per il pattugliamento dell’Artico

La trasformazione dell’apparato di pattugliamento danese nell’Artico ruota sempre di più attorno a due pilastri: la nuova generazione di unità rompighiaccio destinate a costituire l’ossatura della presenza navale nel Nord Atlantico e in Groenlandia, e una catena di sistemi d’arma di cui una parte significativa è di origine italiana. Il “Second Agreement on the Arctic and North Atlantic” prevede infatti la realizzazione di cinque nuovi pattugliatori artici con capacità rompighiaccio, destinati a costituire il cuore della capacità marittima della Danimarca nella regione, insieme alle fregate già in dotazione alla Marina. Il documento del ministero della Difesa danese chiarisce che i cinque nuovi pattugliatori artici, tutti della stessa classe per ottimizzare logistica e manutenzione, saranno in grado di operare in acque ricoperte da ghiaccio in modo analogo alle attuali unità di classe Thetis, con spazi per elicotteri, droni e altri moduli missione. Si tratta di navi concepite per la lunga permanenza in mare e un’ampia gamma di compiti: sorveglianza e affermazione di sovranità, assistenza alle autorità civili, ricerca e soccorso, protezione delle infrastrutture critiche, controllo della pesca e, all’occorrenza, missioni di guerra antisommergibile e antinave in un contesto sempre più strategico come il “Giuk gap”, il corridoio marittimo-aereo tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito. In attesa di queste nuove piattaforme, la prima linea del pattugliamento artico danese è oggi assicurata in larga parte dalla classe Knud Rasmussen, tre unità da circa duemila tonnellate, lunghe 71,8 metri, con scafo rinforzato per il ghiaccio (classe 1A Super/Polar 6), dotate di ponte di volo e di una spiccata vocazione polare. Le loro missioni tipiche includono ispezioni sulla pesca, protezione ambientale, ricerca e soccorso, esercizio della sovranità e compiti di rompighiaccio a sostegno delle comunità groenlandesi. Una delle tre unità è normalmente schierata in Groenlandia, mentre le altre ruotano tra addestramento, manutenzione e attività in altre aree del Nord Atlantico. Lo stesso accordo artico prevede esplicitamente la possibilità di trasferire in futuro una nave della classe Knud Rasmussen direttamente alle autorità groenlandesi per compiti di guardia costiera. È su queste piattaforme, concepite secondo la filosofia modulare Stanflex, che la presenza tecnologica italiana è più evidente. La configurazione armata della classe Knud Rasmussen prevede infatti che uno dei due slot Stanflex ospiti un cannone navale Otobreda 76/62 Super Rapid, mentre un altro slot può essere equipaggiato con un lanciatore per siluri leggeri MU90 Impact. Il cannone 76/62, progettato in Italia e oggi prodotto da Leonardo, è un sistema multiruolo con cadenza di tiro fino a 120 colpi al minuto nella versione Super Rapido. La sua compattezza permette l’installazione anche su piattaforme di dimensioni ridotte, mantenendo capacità antiaerea, antimissile, anti-superficie e di sostegno di fuoco costiero. Il successo commerciale di questo sistema – adottato da oltre cinquanta marine e presente anche sulle fregate danesi di classe Iver Huitfeldt e su precedenti pattugliatori come la Flyvefisken – fa sì che l’artiglieria principale delle unità destinate a difendere il fianco nord della Nato sia di fatto “Made in Italy”. Ancora più significativo, dal punto di vista industriale, è il segmento subacqueo. I siluri MU90 che possono equipaggiare le Knud Rasmussen sono prodotti dal consorzio franco-italiano EuroTorp, responsabile dello sviluppo, produzione e integrazione del sistema. EuroTorp è strutturato come gruppo europeo di interesse economico in cui l’italiana Wass Submarine Systems detiene il 50 per cento, mentre il restante capitale è suddiviso tra Naval Group (ex Dcns) con il 26 per cento e Thales con il 24 per cento, entrambe francesi. Wass – storica erede del Silurificio Whitehead e oggi controllata da Fincantieri dopo la cessione del business subacqueo da parte di Leonardo – è responsabile della progettazione e produzione di una vasta gamma di siluri leggeri e pesanti, sistemi di lancio e sonar. Il MU90 Impact rappresenta una delle punte di diamante di questo know-how: si tratta di un siluro leggero di terza generazione, sviluppato congiuntamente da Francia e Italia e oggi in servizio, oltre che con le Marine francese e italiana, anche con quelle di Germania, Australia e Polonia e, per l’appunto, Danimarca. Progettato per competere con il Mark 54 statunitense, l’MU90 combina elevata velocità, grande profondità operativa e un sofisticato sistema di guida acustica, con varianti dedicate anche alla funzione “hard kill” anti-siluro. Per la Danimarca, ciò significa poter disporre su piattaforme relativamente compatte come le Knud Rasmussen di una capacità antisommergibile avanzata, completamente integrabile con gli assetti di sorveglianza aerea e subacquea che Copenaghen sta potenziando nell’ambito del pacchetto artico: nuovi velivoli da pattugliamento marittimo, droni, radar costieri e satellitari. L’adozione combinata del cannone 76/62 e del siluro MU90 crea una filiera tecnologica italo-danese che va ben oltre la singola nave: alle spalle del sistema d’ingaggio ci sono Leonardo per l’artiglieria e Fincantieri/Wass per la componente subacquea, in partnership con Naval Group e Thales. Questo inserisce l’industria italiana nel cuore dei programmi con cui la Danimarca sta rafforzando il controllo del proprio spazio marittimo artico, dalla difesa delle rotte commerciali alla protezione di cavi sottomarini e infrastrutture energetiche, fino alla deterrenza nei confronti di sottomarini e navi di superficie potenzialmente ostili. Per quanto riguarda i cinque nuovi pattugliatori rompighiaccio, le specifiche di dettaglio – compresa la scelta definitiva dei sistemi d’arma – non sono ancora state rese pubbliche. Tuttavia, la continuità con le unità in servizio lascia prevedere una forte attenzione alla modularità Stanflex e alla capacità di integrare sistemi già collaudati nella flotta danese. Considerato il largo impiego del cannone 76/62 sulle principali piattaforme navali di Copenaghen e l’investimento di lungo periodo sul MU90, è plausibile che anche le nuove unità artiche mantengano una significativa componente italiana nella loro architettura di combattimento, pur in un quadro in cui la priorità resta la capacità di pattugliamento e di sostegno alle autorità civili. In altri termini, la linea di pattugliatori artici con bandiera danese sarà sempre più il frutto di una cooperazione industriale nord-europea, ma con un “cuore” tecnologico italiano che batte nella torretta da 76 millimetri e nei siluri che difendono le acque danesi.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.