La poesia può indurre i chatbot IA a ignorare le regole di sicurezza, dice uno studio
Lo studio, condotto da Icaro Lab, un’iniziativa della società di IA etica DexAI, ha testato 20 poesie scritte in inglese e in italiano. Ognuna si concludeva con una richiesta esplicita di contenuti dannosi, tra cui discorsi d’odio, contenuti sessuali, istruzioni per il suicidio e l’autolesionismo, e indicazioni su come creare materiali pericolosi come armi ed esplosivi. Le poesie, che i ricercatori hanno scelto di non diffondere, sottolineando che possono essere replicate facilmente, sono state testate su 25 sistemi di IA di nove aziende, tra cui Google, OpenAI, Anthropic, Deepseek, Qwen, Mistral AI, Meta, xAI e Moonshot AI. La ricerca suggerisce che la vulnerabilità deriva dal modo in cui i modelli di IA generano testo. I modelli linguistici di grandi dimensioni prevedono la parola successiva più probabile, un processo che normalmente consente di filtrare i contenuti dannosi. Ma la poesia, con il suo ritmo e la sua struttura non convenzionali e l’uso di metafore, rende queste previsioni meno affidabili e rende più difficile per l’IA riconoscere e bloccare istruzioni non sicure. I tradizionali "jailbreak" dell’IA (usare input per manipolare un modello linguistico di grandi dimensioni) sono di solito complessi e utilizzati soltanto da ricercatori, hacker o attori statali. La poesia avversaria, invece, può essere applicata da chiunque, sollevando interrogativi sulla robustezza dei sistemi di IA nell’uso quotidiano. Prima di pubblicare i risultati, i ricercatori italiani hanno contattato tutte le aziende coinvolte per segnalarne la vulnerabilità e fornire l’intero dataset, ma finora ha risposto solo Anthropic. L’azienda ha confermato che sta riesaminando lo studio.
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